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ARTE/ Un quadro di Francis Bacon può "guardare" un credente?

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Francis Bacon, Autoritratto (particolare; immagine d'archivio)  Francis Bacon, Autoritratto (particolare; immagine d'archivio)

La de-figurazione del volto, lo strazio del corpo che Bacon ci lancia contro, ha il potere di risvegliare l’orrore di un reale che normalmente la pittura si assume il compito di render vivibile. Può non piacere. Può non piacere che il buco della carne in cui si precipita un non senso – redimibile ma irriducibile – dell’esistere venga affermato e reso presente. Da qualche parte sembra far male al ben pensare, al pensare che si rappresenta come ormai redento, trasfigurato per sempre, senza ombre. Ma è davvero così? Un recente articolo di Giuseppe Frangi pone alcune riflessioni che mi paiono sottolineare – a partire dal corpo baconiano come figura di un reale devastante – il rapporto cruciale tra libertà, domanda, redenzione.

Mi è spesso capitato di avvertire con grande disagio il venire da una cultura cattolica sospettosa del “postmoderno”, l’impaurita ritrosia dinanzi a qualcosa che esce dalla misura di un immaginario “buon” cattolico, un ritrarsi da un pensiero del negativo. Come se pensiero del negativo potesse – per una sorta di contagio – divenire pensiero negativo, in immaginaria opposizione a un “ottimismo dei fini” direttamente connesso con un “positivo” della realtà, riparo contrapposto a un vuoto. Una specie di horror vacui, che non lasci spazio a mancanza. Ma non potrebbe insinuarsi qui il sospetto che così – in fondo in fondo – il vuoto, il niente, il nihil, l’abbiano già da sempre vinta? e per questo un pensiero del pieno dev’essere sempre all’erta per vigilare contro il dubbio nichilista, il dubbio come nichilismo, il dubbio in quanto separato dalla questione della fede.

In realtà, metodico o scettico che sia, dubbio non è rifiuto. Dubbio dice il dramma di una divisione a partire dalla quale il pensiero si umanizza in un interrogativo assumibile, particolare, che perciò può farsi efficace cammino dell’esperienza. Cartesio è solo l’altra faccia di Pascal. Una militante e riflessiva giovane di fede dichiarava – senza cogliere il nichilismo di cui era “portatrice inconsapevole” – di sperare di non incontrare in futuro mai niente che non potesse trovar posto nello zainetto della sua fede. Prudenza od oscura convinzione che in realtà qualcosa possa davvero esser estraneo alla dinamica redentiva?

I baratri vorticosi, ombre caravaggesche con cui Bacon de-forma e buca i volti, quasi spingendo i loro brandelli  al di là della tela, mostrano – è proprio il caso di usarla questa parola bifronte – mostrano-mostrificano una nascosta ma nemmeno troppo de-formità, strutturale, che fa dell’essere umano un mistero. Mistero dell’iniquità in quanto indissolubile da quello della salvezza. Come pensare che da questa unione mistica qualcosa resti davvero fuori, abbandonato “là dov’è pianto e stridore di denti”? Quel che resta fuori non è concepibile come davvero ostile, ostacolo (perfino la bestemmia non riesce ad esserlo davvero) se non nei termini di un grigio pericoloso autosufficiente davvero disumano rifiuto della domanda, degna solo del grande inquisitore dostoevskijano



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COMMENTI
11/05/2012 - Immagini (Diego Perna)

Devo dire che un po' mi sono perso, non sono cosí preparato ad affrontare un argomento tanto complesso, o almeno così mi è parso. Certo Bacon è un artista dal mondo riconosciuto, le sue opere si trovano nei più prestigiosi musei e non lasciano pacificati. Sono tragici, drammatici sono un grido forse a qualcuno o forse a nessuno, sono espressione de pensiero di un uomo che ha vissuto tutto il dramma umano contemporaneo e lo ha messo su tela. Credo però nella mia incompetenza che oggi immagini drammatiche e tragiche non ce ne vengano risparmiate, basta accendere la tv e vedere cosa causano le bombe negli attentati alle chiese o nei mercati iracheni o afgani. Mi chiedo cosa abbiano di così attrante e affascinante figure umane così deformate, brandelli di carne che sembrano uscire fuori dalla tela come i brandelli di carne degli attentati. È più difficile dipingere un volto bello che uno deforme, tant'è che molti pittori oggi si ispirano più a Bacon che a Caravaggio, c'è una ricerca del dramma a tutti i costi, come se già mella realtà non ce ne fosse dato a sufficienza. Ultima cosa, non credo che non potranno in futuro le opere di Bacon fare da sfondo alla pubblicitá di un qualsiasi prodotto, il mondo della comunicazione di massa si nutre di qualsiasi cosa. Buona serata e scusate se preferisco Michelangelo, mi pare molto più drammatico sopratutto se è vero che al Mosè gli dette una martellata perchè non gli parlava. Li è il dramma, l'uomo la vita non se la può dare da solo.