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ARTE/ Un quadro di Francis Bacon può "guardare" un credente?

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Francis Bacon, Autoritratto (particolare; immagine d'archivio)  Francis Bacon, Autoritratto (particolare; immagine d'archivio)

Dunque il credente nel quadro baconiano dovrebbe esser reperibile non tanto dal lato del guardante – colui che, secondo la provocazione di Frangi, avrebbe da distogliere prudentemente lo sguardo da questi buchi nullificanti eppur prepotentemente presenti – ma dalla parte del guardato o meglio in entrambi. Il credente è lui stesso da qualche parte anche incredulo e dunque si trova crocefisso alla/dalla tela baconiana proprio nella sua carne che domanda, nella sua angoscia incompiuta di redenzione, in quanto essa non può che ritrovarsi semper reformanda. “...perché mi hai abbandonato?”: solo per puro caso sono le ultime parole pronunciate da un Uomo-Dio?

La vita è mista, la salvezza da domandare ogni volta, anche se – o proprio perché – da sempre data. Così data che, stricto sensu, la morte di un Dio non era necessaria per renderla operativa. Invece questo Ostinato Importuno della storia, eccome se ancora la vuole questa Sua libertà! Il cardinale di Siviglia sa che è proprio essa a impedire il disegno di pacificazione universale in atto. Meglio per gli uomini nemmeno sapere – dice al suo Prigioniero – “a quali orrori di servitù e di turbolenza li conduce la Tua libertà. Noi non siamo con Te, ma con lui, ecco il nostro segreto! Da lungo tempo non siamo più con Te, ma con lui, sono ormai otto secoli. Sono esattamente otto secoli che accettammo da lui ciò che Tu avevi rifiutato con sdegno, quell’ultimo dono ch’egli Ti offriva, mostrandoti tutti i regni della terra: noi accettammo da lui Roma e la spada di Cesare e ci proclamammo re della terra, gli unici re, sebbene non abbiamo ancora avuto il tempo di compiere interamente l’opera nostra. Ma di chi la colpa? … ma noi raggiungeremo la mèta, saremo Cesari, e allora penseremo all’universale felicità degli uomini. Tu però già allora avresti potuto accettare la spada di Cesare. Perché ricusasti quest’ultimo dono? Accogliendo questo terzo consiglio dello spirito possente, Tu avresti compiuto tutto ciò che l’uomo cerca sulla terra, e cioè: a chi inchinarsi, a chi affidare la propria coscienza e in qual modo, infine, unirsi tutti in un formicaio indiscutibilmente comune e concorde, giacché il bisogno di unione universale è il terzo e l’ultimo tormento degli uomini.

Considerazione folgorante : di che cosa va in cerca l’uomo con stupefacente perseveranza se non di un padrone unico? Che con il suo comando intriso di sapere saturi ogni incertezza, esenti dall’esercizio quotidiano del giudizio (della libertà), si faccia garante del rischio sempre spropositato dell’esperienza. “E sempre in nome della libertà! – dice il Cardinale al suo Incarcerato – Io Ti dico che non c’è per l’uomo pensiero più angoscioso che quello di trovare al più presto a chi rimettere il dono della libertà con cui questa infelice creatura nasce.

Un giorno una piccolina, ormai capace malgrado l’età precoce di discernere e volere, domanda “Mamma, ma i ladri vanno in chiesa?” : prima apertura personale alla forza – e al fascino – del paradosso cristiano, al suo strano ethos, in cui “male” non è in opposizione al Bene. Male di “poveri cristi”, esso stesso zoppicante. Giuda non è dannato dal tradimento divino, ma dalla cancellazione luciferina di un perdono per lui. 

 



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COMMENTI
11/05/2012 - Immagini (Diego Perna)

Devo dire che un po' mi sono perso, non sono cosí preparato ad affrontare un argomento tanto complesso, o almeno così mi è parso. Certo Bacon è un artista dal mondo riconosciuto, le sue opere si trovano nei più prestigiosi musei e non lasciano pacificati. Sono tragici, drammatici sono un grido forse a qualcuno o forse a nessuno, sono espressione de pensiero di un uomo che ha vissuto tutto il dramma umano contemporaneo e lo ha messo su tela. Credo però nella mia incompetenza che oggi immagini drammatiche e tragiche non ce ne vengano risparmiate, basta accendere la tv e vedere cosa causano le bombe negli attentati alle chiese o nei mercati iracheni o afgani. Mi chiedo cosa abbiano di così attrante e affascinante figure umane così deformate, brandelli di carne che sembrano uscire fuori dalla tela come i brandelli di carne degli attentati. È più difficile dipingere un volto bello che uno deforme, tant'è che molti pittori oggi si ispirano più a Bacon che a Caravaggio, c'è una ricerca del dramma a tutti i costi, come se già mella realtà non ce ne fosse dato a sufficienza. Ultima cosa, non credo che non potranno in futuro le opere di Bacon fare da sfondo alla pubblicitá di un qualsiasi prodotto, il mondo della comunicazione di massa si nutre di qualsiasi cosa. Buona serata e scusate se preferisco Michelangelo, mi pare molto più drammatico sopratutto se è vero che al Mosè gli dette una martellata perchè non gli parlava. Li è il dramma, l'uomo la vita non se la può dare da solo.