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LETTURE/ Dove va la notizia nell’era di internet?

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La distinzione tra fatti e opinioni, classica nella deontologia giornalistica, conserverebbe allora una sua funzione di antidoto contro l’unilateralità strumentale e la mistificazione di parte, ma andrebbe in ogni caso ripensata. Lo stesso resoconto scrupoloso, esente da forzature e aggiustamenti interessati, si rivela infatti una costruzione, in quanto esito di un indispensabile filtro, di una necessaria messa a fuoco. La volontà di qualificare un’insurrogabile professionalità a fronte delle spontaneistiche e disinvolte pratiche internettiane porta in definitiva all’ammissione, poco o tanto consapevole, che la cronaca più asciutta, proprio quella impostata con rigore da una mano esperta, è già commento.

Val quanto dire che la forma mentis del giornalista impregna ogni capoverso del pezzo redatto a regola d’arte, curvando inesorabilmente la notizia. Il relativismo è allora l’ultima spiaggia anche per il mondo dell’informazione? Eppure il fatto, qualunque fatto, clamoroso o umile poco importa, possiede una sua carica di novità, e non deve necessariamente rimanere irretito entro le coordinate mentali dell’osservatore, ma è in grado di rivoluzionare la grammatica conoscitiva preesistente. Se è così, la deontologia del reporter e dell’opinionista non consisterà nell’assenza (impossibile) di preconcetti, ma nella disponibilità a cederli in forza di ciò che accade.


Giuseppe Di Fazio, Orazio Vecchio, Dove sta la notizia. Giornali e giornalisti nell’era di Internet, Centro Studi Cammarata – Edizioni Lussografica, 2012

 

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