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FATIMA/ Luigi Negri: la grande lezione della Madonna al popolo cristiano

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Le apparizioni di Fatima e i messaggi che la Madonna ha legato a queste rappresentano un fatto di enorme importanza dal punto di vista teologico e culturale. Una notevole questione di carattere interpretativo si è riaperta e alcuni saggi di Antonio Socci posso dimostrarsi utili per una sistemazione adeguata delle questioni “esegetiche” legate a Fatima.

Personalmente seguo la linea aperta da George Weigel nella sua biografia culturale dedicata a Giovanni Paolo II, Testimone della speranza. Secondo lo studioso americano, Fatima è un evento di straordinaria portata che contiene una vera e propria teologia della storia del XX secolo: fortemente anticipata al momento delle apparizioni, essa si è declinata e sviluppata nel corso dei cento anni successivi.

Cosa si intende con teologia della storia? La Madonna che appare e che parla a Fatima ha una consapevolezza profonda e radicale della questione ideologica della modernità. L’ideologia rappresenta dunque l’ultimo radicale tentativo secolare di eliminare la presenza di Cristo e della Chiesa, a cui si vuole sostituire una visione di carattere totalmente umanistico e laicistico, nel senso più pesante della parola. È questo che spiega l’attenzione al ruolo della Russia, una Russia che viene alla ribalta con la sua rivoluzione e che quindi si pone come il Paese che porterà alle estreme conseguenze la visione antiteistica e anticristiana della modernità. Nello stesso tempo in cui la Russia appare realmente come una vera centrale mondiale del Male, la Madonna ne riconosce la forza, ma riconosce anche che il Male sarà sconfitto.

La visione della teologia della storia del XX secolo riparte quindi dalla certezza assoluta che l’ideologia non rappresenta il punto terminale della storia della modernità europea e mondiale. La Madonna indica i punti e i modi di questa vittoria, e da questo punto di vista non si possono non sottolineare l’importanza e la straordinaria sintonia che c’è fra le apparizioni, e i messaggi che vi sono legati, e la grande lezione cristologica ed ecclesiologica del magistero del Beato Giovanni Paolo II: la vittoria ha come soggetto unico e ineliminabile la realtà del popolo cristiano e della Chiesa nel suo porsi, nella forza con cui recupera la sua identità, la sua missione di evangelizzazione e quindi la missione di una presenza culturale e morale nuova.

A questo risveglio del popolo cristiano è legata la vittoria sul Male, sull’ideologia come espressione suprema della volontà antiteistica. Ecco perché vengono scelti dei pastorelli, che rappresentano la base del popolo cristiano, umile, non acculturata, con una fede granitica nella presenza di Cristo e nella protezione della Madonna. In questo contesto si delinea il grande compito, cioè ricostituire l’identità del popolo cristiano e non accettare che la modernità laicista e antiteista sia invincibile. Mettendo in guardia la Chiesa contro la tentazione di farsi iscrivere all’interno dell’orizzonte ideologico, la novità è nella ripresa d’identità del popolo cristiano e nella sua capacità di presenza evangelizzatrice. 



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