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LETTERA CARRON/ Mazzarella: Cristo, il termine di paragone per l'Io e per gli amici

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E la vanità di sentirti “qualcuno”, con gli altri che ti “aiutano” di buzzo buono, magari per averne qualche scampolo dal tuo essere qualcuno, a perderti di nuovo in questo tuo essere “qualcuno”. E’ in questa deriva che mette radici un assoluto controsenso per i cattolici impegnati in politica: l’infausta idea che sulla “vita privata”, non ci sia sindacato morale, per quanto rilievo pubblico si abbia nel proprio impegno. E’ tempo che ci si ricordi che il cristianesimo è nato come sindacato sulla vita privata - anche quella privatissima, del mondo delle intenzioni e non solo degli atti - degli uomini al cospetto di Dio, che certo non è esercizio di reprimenda penale, ma di incoraggiamento alla virtù perché si faccia lievito del “pubblico”.

E ad ogni modo anche del sindacato su Cesare il Cristianesimo si è fatto carico: il Battista ci ha lasciato la testa. I comportamenti pubblici non sono zona franca dal sindacato morale, e non basta invocare il consenso come “giudizio di dio” sostitutivo. Nella crisi morale del presente, è un arzigogolo che non possiamo permetterci, tutti e tanto più i cattolici. Solo così si potrà essere termine di paragone, testimoni di verità, per un’etica pubblica di ogni “confessione”, anche laica, che non voglia cedere alla banalità della debolezza che invoca a ogni piè sospinto la distinzione tra etica e politica, e l’affidamento della politica ad una sua propria morale: quella dell’efficacia, della riuscita; una distinzione i cui quarti di nobiltà possono forse essere riconosciuti a qualche grandezza della storia, non certo a qualche prevaricante prepotenza della cronaca.

E’ qui l’alimento morale per evitare i rischi di separatezza e insieme la tentazione di egemonismo, acutamente osservati, propri all’impegno in politica di non poca vicenda del cattolicesimo italiano; e insieme per spuntare le armi polemiche della malafede. Tra i carismi dell’esperienza cristiana c’è l’umiltà, il capo chino sulla terra, che sa quanto è difficile tenere alta la testa nel mondo. Carron ne dà un limpido esempio, che non serve solo ai cattolici, o ai “suoi”. E’ un fermo memento ad ogni orgoglio del potere presente che ci capiti tra le mani. Servirà.

 



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COMMENTI
15/05/2012 - GRAZIE! (Gianni MEREGHETTI)

Grazie per questo articolo che aiuta ad entrare nel merito della testimonianza che don Carron ci ha dato con la sua lettera a Repubblica, grazie perché mi ha sfidato a non fare come il rischio che incombe su tanti commenti, quello di parlarci sopra e non come si fa con un amico che mette in gioco se stesso rispondere con la propria umanità. La sua è una sfida a stare a livello dell'umanità che Carron ha testimoniato, l'umanità che fiorisce da Cristo e che rende capaci di abbracciare tutto, anche il male, e non solo il proprio, anche quello altrui. Ci siamo appressati in modo imprevedibile alla croce, al suo mistero eccezionale, con il quale Gesù, innocente, prende su di sé il nostro male e ci libera dal nulla cui altrimenti lo trascinerebbe. Non avrei mai pensato che da polemiche così estranee alla fede si potesse andare alla fonte sorgiva dell'umano, al punto in cui Cristo portando il nostro male segna per sempre l'avventura affascinante della Comunione. Questo è il cristianesimo, per la presenza di Gesù la strada di un noi così affascinante e totale, quale quello che don Carron dice e che lei riecheggia. Grazie.