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STORIA/ La memoria del bene non ha "padroni"

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L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)  L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)

Grossman ha vissuto le due catastrofi del 900, il nazismo e il comunismo, ha visto i lager e i gulag. Nei suoi scritti afferma che, nonostante tutto, i totalitarismi non vinceranno mai perché non possono distruggere l’anelito alla libertà che esiste in ogni essere umano. L’individuo è irriducibile, c’è sempre un «qualcosa» in lui che permette di opporsi ai totalitarismi.

Lei ha scritto un libro dal titolo «La bontà insensata». La bontà non ha ragioni?

Per dirla ancora con Grossman, ci sono situazioni estreme dove l’uomo è messo di fronte a una scelta radicale: o seguire le ideologie, o seguire il proprio animo, facendo del bene. «Insensata» perché chi ha salvato delle vite lo ha fatto violando dei canoni ideologici. Chi di noi, pensando a un genocidio, non sentirebbe l’impulso di opporvisi e di fermarlo? Eppure, la storia dimostra che il fascino delle ideologie ha sempre impedito all’uomo di «pensare», e i genocidi ne sono stati la naturale conseguenza. Ecco perché chi ha difeso una vita ha rotto questo perverso meccanismo. E lo ha fatto rispondendo al proprio sentimento, al proprio pensiero, al proprio cuore. La sua è stata una bontà «insensata» perché non strumentale. La sua scaturigine è il cuore umano.

Se la categoria di giusto non riguarda solamente l’Olocausto, quali sono le implicazioni per il concetto di «male assoluto», con cui si è sempre indicato il genocidio degli ebrei perpetrato dal nazismo?

Mi sento vicino alle tesi di Hannah Arendt: non parlerei di male assoluto ma di «banalità del male». Il male è stato fatto da persone comuni, persone che hanno abdicato al proprio pensiero.

Esiste dunque la possibilità che normalissimi « padri di famiglia» mettano mano a nuovi genocidi?

In Tutto scorre, parlando della categoria dei delatori, Grossman dice che la cosa più preoccupante è che tutti costoro, che spedivano nei gulag amici e colleghi di lavoro, quando tornavano a casa erano uomini comuni, ottimi padri di famiglia. Perché lo facevano? Perché c’era l’idea che eliminando i nemici del popolo, o gli ebrei, o – in altri tempi e luoghi – gli armeni e i tutsi, si sarebbe creata la felicità nel mondo.

Se quindi il male assoluto non è stato compiuto una volta per tutte, allora l’uomo è ancora capace di compierlo.

È quello che si è verificato: in Cambogia, Rwanda, Bosnia, con la persecuzione dei cristiani nei Paesi arabi. L’umanità ricade puntualmente nella tentazione di purificare la geografia dalla presenza di persone considerate nocive.

La memoria dei giusti è in pericolo?



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