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STORIA/ La memoria del bene non ha "padroni"

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L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)  L'ingresso di Auschwitz (InfoPhoto)

Oggi c’è l’idea che il problema del negazionismo sia relativo solo alla Shoah. Invece, è tipico di tutti i genocidi. Fino all’89 nei paesi dell’est europeo era proibito parlare di Shoah, si parlava di vittime del capitalismo. Nel mondo musulmano la Shoah è tuttora negata: si crede che sia un’invenzione dei sionisti per giustificare lo Stato ebraico. Solo alcuni intellettuali hanno il coraggio di parlarne e sono guardati molto male. Che dire invece della posizione della Turchia rispetto al genocidio armeno? Non perché non c’è più il comunismo, in Russia si parla dei gulag: la nuova dirigenza ha messo a tacere tutto. Per il Rwanda si parla di «guerra civile»...

Dopo questo risultato europeo, cosa farete?

Occorre togliere i giusti dall’oblio della storia, impegnarsi per portare alla luce molte figure nascoste o quasi. In quanti sanno che il console italiano Pierantonio Costa salvò dalla morte centinaia di tutsi in Rwanda? Ma soprattutto, la memoria dei Giusti rappresenta una grande sfida educativa.

Perché educativa?

Le figure dei giusti educano i giovani alla responsabilità individuale. Insegnano loro che nella storia non siamo padroni delle sorti della politica e dell’economia, nondimeno ognuno di noi ha un suo spazio «sovrano» nel quale può decidere di aiutare l’altro, di difendere la verità e la democrazia. È il «potere dei senza potere» di cui parlava Vaclav Havel. Siamo abituati a pensare che gli attori di ogni cambiamento siano i partiti, i sindacati, gli Stati, insomma gli organismi. Invece i grandi cambiamenti avvengono sempre sulla base di un mutamento personale. Quando l’impegno della persona si moltiplica, è allora che la storia cambia. È questo il messaggio dei Giusti: è data a tutti – imprenditore, sindacalista, operaio, intellettuale – la possibilità di cambiarne il corso.

(Federico Ferraù)




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