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STORIA/ Quei martiri cristiani del comunismo dimenticati dall’Occidente

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Il beato Jerzy Popieluszko (1947-1984), prete polacco ucciso dai comunisti (immagine d'archivio)  Il beato Jerzy Popieluszko (1947-1984), prete polacco ucciso dai comunisti (immagine d'archivio)

Nessuno o quasi, in occidente, parla più del comunismo. L’ideologia che ha dominato le menti di milioni di uomini è oggi un discorso impopolare, un bagaglio di idee perfino troppo «forti» per gli anni nei quali si raccolgono i cocci del pensiero debole. Eppure, vale la pena di interrogarsi su quanto e come la sua eredità spirituale condizioni ancora la memoria storica dell’occidente. Un capitolo speciale potrebbe essere considerato quello dei martiri della fede cristiana sotto il comunismo, ai quali sembra toccata la sorte di divenire «estranei» alla storia quanto il comunismo stesso. Di questi temi IlSussidiario.net ha parlato con Philippe Chenaux, storico della Chiesa, docente nella Pontificia Università Lateranense, autore de L’ultima eresia. La Chiesa cattolica e il comunismo in Europa da Lenin a Giovanni Paolo II (Carocci 2011). 

Professor Chenaux, alla luce del suo ultimo libro qual è secondo lei il rapporto profondo tra il cristianesimo e il comunismo? In che cosa si differenzia la sua tesi da quella ben nota delle «verità diventate pazze»?

Riprendo, in effetti, un giudizio del filosofo Jacques Maritain che cito in esergo. Io credo che non si possa pensare il comunismo al di fuori di una cultura che è quella giudaico-cristiana. Come dice Maritain, si trova nei valori del comunismo (giustizia sociale, dignità dell’operaio, etc.) un «residuo» dell’eredità giudaico-cristiana separata da tutto il resto di questa eredità e inserita, per così dire, in una concezione materialista e atea dell’esistenza. È questo residuo a spiegare una buona parte del formidabile potere d’attrazione sulle masse in Occidente, e specialmente negli ambienti cattolici.

Il tema dei martiri della fede sotto il comunismo è molto sentito ad Est e poco sentito ad Ovest, dove è confinato ad una pubblicistica spesso apologetica. Sembra che si sia persa la memoria delle vicende di personaggi come Mindszenty, Beran o, più recenti, come Popieluszko. Perché è accaduto questo?

Occorre costatare che i due «mostri» del secolo non hanno beneficiato dello stesso trattamento nella memoria collettiva. In un’opera apparsa qualche anno fa, lo storico francese Alain Besançon evocava «l’oblio cristiano del comunismo» (Le malheur du siècle. Communisme. Nazisme. Shoah, Paris, 1998). «Ammesso che ci siano stati sotto il comunismo più martiri della fede che in nessun’altra epoca della storia della Chiesa, non si constata nessuna fretta né alcuno zelo nel compilarne il martirologio» egli scrive. Questa costatazione d’amnesia deve essere senza alcun dubbio modificata se pensiamo ad un certo numero di opere o di pubblicazioni dedicate ai martiri cristiani del XX secolo che danno ampio spazio alle vittime dell’oppressione comunista: penso in particolare all’opera di Andrea Riccardi, Il secolo del martirio. I cristiani nel Novecento (Milano, 2000). Molto provocatoria e non esente da presupposti ideologici, l’analisi di Besançon tocca tuttavia un punto sensibile: quello dello spazio, alquanto ristretto, occupato dagli studi sul comunismo nel panorama della storiografia religiosa recente. E il motivo per cui ho voluto scrivere questo libro, con l’intento di colmare una lacuna.

Che rapporto ha tutto ciò con la percezione dei regimi comunisti nel mondo libero?



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COMMENTI
30/05/2012 - La forza criminale del comunismo è sconfinata (GIUSEPPE PIGLIAPOCO)

E' contro l'uomo e la sua realizzazione in ogni parte del mondo. E' una forza distruttiva dell'avversario nelle democrazie come in Italia avviene anche oggi . La sua forza subdola e pianificatrice della sudditanza psicologica e morale oltre alla vigliaccheria che le è insita nella prassi ha scatenato il Fascismo ed il Nazismo che sono stati vissuti ed interpretati all'epoca come MEDICINA alla malattia sociale del Comunismo. Il Nazismo è stato una forza distruttrice a causa dell'emergere delle forze istintuali lasciate che fossero incontrollate nel periodo bellico e contro gli ebrei anche prima. La forza distruttrice del Comunismo sta nella stessa distruzione psicologica e morale degli uomini per salvaguardare un principio di verità e di giustizia mistificato e che di fatto non esiste.