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LETTURE/ La Chiesa si rinnova sempre. Chiedetelo alla sua storia...

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Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)  Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)

Sono la sua radice, la sua fonte: da un avvenimento come quello che vediamo accadere diventandone testimoni si viene rimandati a un avvenimento che lo precede, da un fatto a tanti altri fatti che lo hanno reso possibile, da una generazione ad altre generazioni più remote. Risalendo sempre più all’indietro, fino a un inizio al fondo del quale si profila l’avvenimento supremo da cui tutto il resto scaturisce a cascata.

Intorno a questa catena che si distende nel tempo – dal nostro presente a ritroso verso il primo germe della storia cristiana nel mondo – si struttura tutto un intreccio di storie, individuali e di gruppi spinti ad agire insieme, di opere, idee e istituzioni in grado di sfidare i secoli. Sono gli elementi di una trama che si fa sempre più fitta ed estesa avvicinandosi a noi, animata da un pullulare esuberante di tante multiformi realtà umane, che nel procedere laborioso di un cammino mai concluso inventano, costruiscono, sbagliano, scendono a patti, sono sconfitti e poi ricominciano da capo, intraprendendo nuove strade, cambiando se stessi e il contesto che abitano. Facendo così, passo dopo passo, pazientemente, senza neanche averlo programmato in partenza, hanno generato una dottrina, un sapere, un’arte, una corona mirabile di monumenti dell’intelligenza e dello spirito, che dalla musica e dalla poesia sono arrivati a nutrire lo slancio del pensiero filosofico, la scienza, la fatica del lavoro, la realtà delicata della famiglia e dell’educazione dei giovani.

Se grandiose sono le architetture del sistema teologico e dell’ordine giuridico della Chiesa universale, ancora più immediatamente carico di fascino eloquente è l’impianto della preghiera di cui il dialogo con il divino si è rivestito radicandosi nella civiltà dei popoli, geniale e accogliente è il patrimonio articolato della loro liturgia: che sono poi le fonti più genuine, prima e al di là dell’assimilazione della parola raccolta nel tesoro dei libri sacri, a cui si è abbeverato il prodigio umano della santità fiorita fin dai primi balbettii della fede in lotta con un mondo ostile, restio a lasciare spazio al nuovo.

Non sempre ci pensiamo. Ma anche il gesto cristiano più banale – un segno di croce con cui rimettiamo la realtà della nostra esistenza sotto la luce da cui ogni cosa prende il suo significato – è come un eco in cui vibra tutta la densità di una prodigiosa ricchezza filtrata dallo sviluppo creativo di una vocazione condivisa. È l’ultima punta emergente, il prolungamento fisico più visibile di un passato sedimentato come patrimonio alle nostre spalle, che si prolunga fino a noi e per questo chiede di incorporarci, se ci rendiamo disponibili, nella sua efficacia ancora pienamente vitale. Cessa così di essere un puro passato. Entra in un presente che lo fa ridiventare contemporaneo per noi, oggi, in forme sempre nuove e diverse. 



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