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LETTURE/ La Chiesa si rinnova sempre. Chiedetelo alla sua storia...

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Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)  Vittore Carpaccio, Sant'Agostino nello studio (1502; immagine d'archivio)

La pubblicità editoriale la definisce “un’opera indispensabile in ogni famiglia. Un regalo di valore per battesimi, cresime, prime comunioni, matrimoni”. Non vedo nessuna esagerazione riprovevole in questa franca apologia. Ma i dieci volumi di La Chiesa e la sua storia, ora riproposti da Jaca Book e Itaca in una versione decisamente più moderna e suggestiva di quella originaria apparsa una ventina di anni fa, sono molto di più di un prezioso manuale illustrato per ragazzi. Intrecciando il linguaggio dei testi alla forza persuasiva delle immagini, possono diventare una chiave di accesso agile ed elementare, da tutti abbordabile, per introdursi nel fiume millenario della vita cristiana dispiegata nel tempo e nello spazio.

È un fiume che, ramificandosi lungo percorsi spesso intricati, arriva fino a noi, nel cuore del nostro presente. Immergersi nelle sue acque, lasciarsi attirare dalla vivacità spumeggiante dell’energia che le trascina è oggi, per noi, soprattutto una questione di affezione. Non credo ci sia nulla di sdolcinatamente sentimentale in questo (fermo restando che sentimenti ed affetti sono assi centrali per la vita di ciascuno). La storia della Chiesa, infatti, è in primo luogo un amore in cui riconoscersi. Cresce in funzione dell’attaccamento a ciò che si è.

L’interesse che le si può rivolgere nasce ultimamente da qui: in forza di un desiderio di identificazione, quando ci si sente spinti a immedesimarsi nel flusso di una avventura umana che ci coinvolge, a cui si scopre pian piano di appartenere, che vogliamo capire, di cui ci sentiamo chiamati a decifrare i segni, i lineamenti, le eredità che ci ha trasmesso. In un certo senso, anche su questo fronte si parte da una esperienza incontrata. Si muove da una presenza, non da un vuoto semplicemente da riempire conoscendolo, imparando a dominarlo. Si tratta di andare sempre più a fondo di un fenomeno vivo qui e ora, fatto di volti, di rapporti, di gesti sacramentali, di vincoli di autorità, con la sua visione del destino vero dell’uomo, con il suo stile etico che discende da una concezione nuova di sé e del mondo.

Ma una presenza così non si genera nella durata effimera dell’istante. Non si fa da sé. Più ci si immerge nella vertigine della sua profondità, più si viene spalancati alla larghezza di un orizzonte sconfinato. La faccia che essa ci mostra lasciandosi abbracciare quando accettiamo di esserne resi protagonisti si rivela l’ultimo approdo di una catena annodata ad altri avvenimenti e ad altre storie. Sono storie e avvenimenti che hanno prodotto e danno alimento, ancora oggi, allo spettacolo che si disegna davanti ai nostri occhi. 



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