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LETTURE/ Perché Milano è la "capitale morale"?

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Milano, Pinacoteca di Brera (InfoPhoto)  Milano, Pinacoteca di Brera (InfoPhoto)

La creazione del nuovo amalgama contò su una cultura del lavoro che accanto alle soddisfazioni economiche ispirava la voglia di dare senso e dignità alla prestazione lavorativa. Contaminazioni esemplari di un processo di assimilazione e di integrazione che chiedeva alle forze costitutive della società di non fermarsi all’enunciazione astratta di convinzioni e diritti. Realismo e senso pratico, attitudini a star dentro alle cose nuove, responsabilità civili e operosità umana e religiosa, hanno incardinato nella città le ragioni di sentirsi capitale morale anche quando la storia cede campo alla speranza che le azioni di nuovo responsabili sappiano ridisegnare narrazioni estranee e far fonte ad accadimenti che, meno che mai, ammettono inerzie e retoriche. Antiche nobiltà possono essere foriere di rinnovate nobilitazioni e di ridisegnate virtù collettive. Moralità civili indispensabili, anche se le capitali sono altrove.

 



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