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IDEE/ Attenti, la scienza può "attaccare" la nostra salute

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Come è possibile agevolmente constatare, la definizione del concetto di malattia/patologia non ha una portata soltanto descrittiva e classificatoria ma una rilevanza normativa, giacché tende a definire le tecniche argomentative con le quali si tende a isolare un aspetto dell’esperienza umana e a regolarne il trattamento dal punto di vista medico ma anche sociale e culturale. L’attuale discussione sulla classificazione del manuale diagnostico utilizzato nella diagnosi delle malattie mentali è una prova di per sé evidente di come i concetti non siano mere descrizioni ma qualificazioni e inquadramenti di un sintomo che definiscono allo stesso tempo la sua iscrizione in un campo o nell’altro del sapere e le modalità del trattamento correlativo. Se ad esempio la depressione, che ormai costituisce quasi una malattia sociale, viene classificata interamente fra i disturbi delle diverse aree cerebrali, è consequenziale che una diagnosi in termini puramente neurali porta ad un approccio che nega implicitamente il significato di una diversa modalità di terapia fondata sull’interazione personale e sulla parola.

Il tema del valore epistemologico delle classificazioni non è di per sé oggetto della ricerca che proponiamo di svolgere nel corso dei seminari, ma non c’è dubbio che esso è implicato fortemente nella visione del funzionamento dell’essere umano proprio dell’epoca in cui viviamo. In questa prospettiva pensiamo di poter suggerire non solo che i concetti non rappresentano descrizioni neutrali dello stato dei fatti, ma che sono complesse costruzioni normative, orientate all’organizzazione dell’esperienza. Per rendere esplicito il senso di queste brevi considerazioni, voglio qui richiamare due autori che hanno esplorato i rapporti tra concetti ed esperienza con riferimento al fenomeno artistico e all’attività filosofica del pensiero. Semir Zeki ha dedicato la sua ricerca alle modalità attraverso le quali si forma la rappresentazione artistica del mondo. Zeki ha assunto come dato di partenza l’instabilità delle sensazioni che ciascun essere umano riceve nel rapporto con l’ambiente esterno: il contatto col mondo esterno è per Zeki l’esperienza drammatica dell’effimero, giacché anche i flussi che giungono al nostro apparato visivo sono frammentari e in costante mutamento. Nessuno potrebbe dichiarare di vedere qualcosa o di provare un’emozione senza assumere se stesso come un’identità costante nel tempo e senza selezionare tra la molteplice e puntiforme manifestazione del mondo esterno, delle immagini astratte che stabilizzano il fluire caotico degli stimoli.

Secondo Zeki, il concetto è un’astrazione che appartiene alle funzioni mentali e serve essenzialmente a stabilizzare il flusso caotico degli stimoli esterni. Zeki insiste su una funzione importante del concetto, quella di stabilizzare l’esperienza e di consentirne la rappresentazione mentale unitaria. Il concetto è cioè una reazione mentale alla instabilità del divenire storicotemporale e al carattere apparentemente caotico dell’impatto dell’Io con il mondo. La percezione del mondo è sempre mediata dall’apparato di concettualizzazioni presenti nella mente di chi guarda e non è quindi mai immediata, ma filtrata attraverso una griglia selettiva già all’opera nello stare al mondo di ogni soggetto umano, griglia acquisita attraverso la socializzazione e l’acculturazione. I concetti sono dunque non la pura fotografia del mondo ma una vera tecnica di organizzazione del mondo che ne permette l’interpretazione secondo un significato che esprime la rappresentazione fondamentale tra soggettività e oggettività.

 



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COMMENTI
26/05/2012 - uno sguardo all'uomo nella sua integralità (Marco Claudio Di Buono)

Non sono uno scienziato o un medico ma, avendo mio padre malato, mi permetto di suggerire di guardare anche al paziente nella sua globalità e non solo alla malattia. La forse necessaria specializzazione in campo medico fa dimenticare a volte la qualità totale della vita della persona. I concetti e le definizioni di malattia incidono sul tipo di cure praticate. Nella valutazione di efficacia di un farmaco si fa un bilancio benefici/effetti collaterali? Si tiene conto di tutti gli aspetti nella valutazione di un paziente? Si considerano veramente le interazioni fra le patologie e fra i farmaci usati per curarle? L'uomo non è un semplice meccanismo biologico, un organismo vivente appartenente ad una specie animale. La complessità della vita implica un approccio diverso alla malattia perché l'uomo non è semplicemente la somma di elementi biologici e psicologici. Io non so quale sia, ma scienziati impegnati con il loro lavoro e con la loro vita devono ricercarlo.