BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Attenti, la scienza può "attaccare" la nostra salute

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

Analogamente Pieraldo Gargani ne Il sapere senza fondamenti ha configurato in modo a mio parere assai convincente il rapporto tra concetti e pratiche. In principio vi sono sempre pratiche che si sperimentano nell’agire quotidiano cercando di fronteggiare il vario e continuo accadere degli eventi, ma poiché le pratiche sono in continua evoluzione, secondo Gargani, si avverte l’esigenza di una stabilizzazione delle pratiche stesse attraverso una concettualizzazione o razionalizzazione che apparentemente ne spiega la dinamica ma che in realtà tende a stabilizzare una pratica sottraendola alla continua destabilizzazione che la molteplicità delle esperienze provoca nella mente del soggetto. Secondo Gargani i concetti, specie quando proclamano la propria universalità (assolutamente indimostrabile), provano a fondarsi su una validità logica che permette di fissare i comportamenti socialmente accettati in modo che non vengano continuamente in discussione.

Già questi due sommari riferimenti ad un filosofo dell’arte come Zeki e ad uno studioso dell’epistemologia contemporanea consentono di dubitare del carattere metastorico e inoppugnabile delle concettualizzazioni che sono poste alla base dei diversi statuti disciplinari. Definire il campo di osservazione è già un’operazione selettiva, orientata dal principio normativo che implicitamente presiede alla costruzione di un concetto che, descrivendo, in realtà, norma le modalità attraverso cui un fenomeno diviene rilevante per uno specifico sapere.

La lotta per la classificazione delle malattie, delle patologie e delle devianze non è dunque una lotta neutrale fra concetti che riflettono la realtà di per sé significativa, ma il risultato di una complessa attività di pensiero che attraversa contemporaneamente il campo della percezione e quello della rappresentazione concettuale. Non si intende così aderire ad una visione puramente costruttivistica del processo conoscitivo degli esseri umani, ma si vuole soltanto sottolineare come siffatto processo non è affatto neutro e descrittivo, ma sempre implicitamente normativo.

La creazione di un nuovo concetto di malattia non è perciò un risultato puro e semplice della acquisizione nuova di dati diagnostici (come quelli che oggi derivano dalla diagnosi per immagini delle attività cerebrali), ma anche una presa di posizione assiologica rispetto ai problemi della convivenza umana tra esseri che presentano connotazioni comportamentali assai differenti.

Affermare che l’aggressività e la violenza sono imputabili esclusivamente a particolari configurazioni degli assetti neuronali significa, ad esempio, proporre una diagnosi di un comportamento violento opposta a quella di chi, muovendo dalla personalità dell’aggressore, prova a ricostruirne i processi interiori in termini di emozioni e di libera volontà.

Ciò che in realtà l’estrapolazione dei concetti dal contesto storico-sociale in cui si formano tende a produrre è un’organizzazione sociale implicitamente ispirata al principio normativo da cui derivano gli statuti disciplinari dei diversi saperi. Se l’uomo è soltanto una macchina, il concetto di medicina e di cura non può non risolversi in un intervento meccanico sugli eventuali “errori di funzionamento”. In una trasmissione televisiva, lo psichiatra Giovan Battista Cassano si definiva per l’appunto un meccanico del funzionamento mentale. Se invece si ritiene che gli esseri umani abbiano un’eccedenza psichica non riconducibile a puri meccanismi fisiologici, appare evidente che il trattamento, inteso a rendere possibile l’elaborazione delle emozioni e delle paure, acquista un significato diverso e affida alla parola e non solo ai farmaci il trattamento del sintomo del disagio e della sofferenza.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
26/05/2012 - uno sguardo all'uomo nella sua integralità (Marco Claudio Di Buono)

Non sono uno scienziato o un medico ma, avendo mio padre malato, mi permetto di suggerire di guardare anche al paziente nella sua globalità e non solo alla malattia. La forse necessaria specializzazione in campo medico fa dimenticare a volte la qualità totale della vita della persona. I concetti e le definizioni di malattia incidono sul tipo di cure praticate. Nella valutazione di efficacia di un farmaco si fa un bilancio benefici/effetti collaterali? Si tiene conto di tutti gli aspetti nella valutazione di un paziente? Si considerano veramente le interazioni fra le patologie e fra i farmaci usati per curarle? L'uomo non è un semplice meccanismo biologico, un organismo vivente appartenente ad una specie animale. La complessità della vita implica un approccio diverso alla malattia perché l'uomo non è semplicemente la somma di elementi biologici e psicologici. Io non so quale sia, ma scienziati impegnati con il loro lavoro e con la loro vita devono ricercarlo.