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IDEE/ Attenti, la scienza può "attaccare" la nostra salute

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Alla base dunque della diversa “interpretazione” dei processi di concettualizzazione si può riscontrare una profonda differenza fra le diverse concezioni che ciascun orientamento ha dell’essere umano. Una ricerca impostata con il metodo proposto deve sforzarsi dunque di mettere in discussione il lessico scientifico dominante per riimmergere i vari orientamenti nel contesto storico-sociale. Si tratta cioè di rimettere in discussione anche l’autonomia degli statuti dei saperi disciplinari che assumono le rispettive premesse concettuali come verità inconfutabili.

Nel domenicale del Sole 24ore del giorno 4 marzo Massarenti, riprendendo le ipotesi di Crick nel saggio La scienza e l’anima, afferma: “proprio tu, con le tue gioie e i tuoi dolori, i tuoi ricordi e le tue ambizioni, il tuo senso di identità personale e il tuo libero arbitrio, in realtà non sei altro che la risultante del comportamento di una miriade di cellule nervose e delle molecole in esse contenute”. Proprio per questo Crick propone una spiegazione materialistica della coscienza la quale non sarebbe altro che il risultato di una complessa mappa di interazioni tra le cellule cerebrali di determinate aree che si sintonizzano su oscillazioni di 40 herz. È ovvio che in una simile prospettiva, che peraltro occorrerebbe dimostrare empiricamente, si propone una visione dell’essere umano come interamente riducibile ad animale vivente da affidare per ogni terapia, come dice ironicamente Vittorino Andreoli, al veterinario e all’ingegnere genetico.

Proprio di fronte a posizioni di questa natura, che non possono essere criticate soltanto in base alla presunta irriducibilità del soggetto umano, si apre tuttavia uno spazio serio per un confronto che provi a ricollegare la visione della malattia e della salute nel contesto storico in cui viviamo.

Definire un essere umano malato o sano è una posta in gioco assolutamente decisiva per il futuro sviluppo della scienza dell’uomo. Come ormai tutti gli studi del secolo scorso ci hanno insegnato, la malattia è una stimmate che spesso condanna alla esclusione e all’emarginazione sociale. Una visione puramente genetica della malattia ha condannato migliaia di persone al silenzio e alla reclusione. I famosi processi di autocritica che si sono sviluppati all’interno dello stalinismo ma anche di altri processi persecutori hanno sempre condannato l’imputato sulla base della sua anormalità.

In un’epoca in cui la manipolazione massmediatica tende a produrre pseudo divulgazioni scientifiche e passività rassegnata della maggioranza dei popoli, chiedersi quali problematiche non solo medico specialistiche, aprano la riflessione sulla salute e sulla malattia, ci sembra del tutto evidente. Perciò abbiamo scelto di fare intervenire nella relazione e nella discussione pensatori che si sono occupati approfonditamente di questi temi e che possono dare sicuramente un contributo ad una migliore comprensione dell’epoca che stiamo vivendo. La distinzione tra sano e malato è anche oggi alla base di discriminazioni politiche e sociali ed è anche fonte quotidiana di incertezze e problemi nella vita delle persone e nelle forme della loro convivenza.

 



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COMMENTI
26/05/2012 - uno sguardo all'uomo nella sua integralità (Marco Claudio Di Buono)

Non sono uno scienziato o un medico ma, avendo mio padre malato, mi permetto di suggerire di guardare anche al paziente nella sua globalità e non solo alla malattia. La forse necessaria specializzazione in campo medico fa dimenticare a volte la qualità totale della vita della persona. I concetti e le definizioni di malattia incidono sul tipo di cure praticate. Nella valutazione di efficacia di un farmaco si fa un bilancio benefici/effetti collaterali? Si tiene conto di tutti gli aspetti nella valutazione di un paziente? Si considerano veramente le interazioni fra le patologie e fra i farmaci usati per curarle? L'uomo non è un semplice meccanismo biologico, un organismo vivente appartenente ad una specie animale. La complessità della vita implica un approccio diverso alla malattia perché l'uomo non è semplicemente la somma di elementi biologici e psicologici. Io non so quale sia, ma scienziati impegnati con il loro lavoro e con la loro vita devono ricercarlo.