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IDEE/ Barcellona: non basteranno Saviano e il reddito minimo a farci uscire dalla crisi (dei giovani)

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Un paese di macerie? (Infophoto)  Un paese di macerie? (Infophoto)

Ermanno Olmi e Pupi Avati sono personaggi di tutto rispetto,  ma le loro esibizioni non producono un'autentica partecipazione emotiva agli aspetti di sofferenza che la vita impone oggi a quasi tutte le generazioni. Non vedo, in particolare, quale impulso a pensare e ad agire possa venire da queste testimonianze illustri per uno dei tanti giovani del nostro Paese che, svegliandosi al mattino, si accorge di avere una vuota giornata davanti. Eppure ogni messa in scena dovrebbe essere capace di suscitare partecipazione emotiva, giacché ciò che non si riesce più a realizzare in questo Paese è una vera capacità di condivisione della sofferenza e del dolore degli anziani, dei giovani, dei bambini e delle donne che subiscono una vera e propria emarginazione dal mondo visibile.

Mi ha molto colpito, leggendo una lezione di teologia di un mio amico prete, il racconto dei turbamenti fisici che Gesù Cristo viveva sul proprio corpo prima di compiere un miracolo. Molti passi dei Vangeli raccontano queste scene dopo aver affermato che il Messia si torceva fin nelle viscere. Il senso di questo racconto è probabilmente, al di là dello stesso fatto religioso, l'affermazione di un principio fondamentale: la condivisione del dolore è la prima medicina che può essere offerta a chi soffre.

Dopo i primi risultati elettorali, quasi tutti i commenti hanno teso a isolare il fenomeno del grillismo non vedendo in esso, come io ho cercato di scrivere, una rivolta di giovani contro la spaventosa sclerosi dei partiti e dei gruppi dirigenti. Certo, è un fenomeno forse effimero ma mostra una necessità ineludibile: giovani, esodati, donne picchiate e ferite, anziani che muoiono in solitudine ricevono l'attenzione soltanto di una breve intervista, inseriti in contesti che non ne rappresentano certamente i bisogni materiali e spirituali: risorse economiche e vera solidarietà. Vorrei fare una proposta per porre la riforma del sistema mediatico tra le cose urgenti di questo Paese: affidiamo ai giovani, agli anziani, alle donne la possibilità di parlare direttamente attraverso i media audio-visivi gestendo in proprio delle trasmissioni che raccontino le giornate buie e doloranti di tanti abitanti di questo Paese.

Il racconto della giornata di un anziano che vive da solo e si trova a gestire la propria esistenza con qualche euro di pensione: probabilmente esce al mattino per fare qualche spesa alimentare e poi soggiorna per qualche tempo sulla panchina che si trova sulla strada, osserva la gente correre, vede gli operatori rampanti delle professioni e delle attività più fruttuose transitare sotto i suoi occhi con le valigette dei computer, non riesce a capire perché tanto movimento se poi di fatto non accade nulla di diverso dal giorno precedente, monotamente uguale nella rappresentazione dei telegiornali sull'Europa e la Grecia. Poi si avvierà verso casa e proverà magari a prepararsi un pasto che consumerà da solo.



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