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IDEE/ Barcellona: non basteranno Saviano e il reddito minimo a farci uscire dalla crisi (dei giovani)

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Un paese di macerie? (Infophoto)  Un paese di macerie? (Infophoto)

Dopo un breve riposo proverà, se il tempo lo consente, ad affacciarsi al balcone o a sedersi vicino alla finestra. Aspetterà la fine del giorno senza ricevere né una visita né una telefonata. Poiché ormai anche i poveri posseggono una televisione, la sera cercherà un programma con il quale distrarsi per qualche tempo, poi andrà a letto e farà fatica ad addormentarsi, pensando e ripensando ai tempi della sua giovinezza. Memorie senza rimpianto, perché ormai non riesce a capire se valeva la pena di fare quello che ha fatto.

La giornata di un giovane non comincia presto come quella di un vecchio. Se non va a scuola resta a letto fino a tardi, ascoltando musica con la cuffia per non dare fastidio a chi abita con lui. Non gli interessa né leggere né ascoltare ciò che viene trasmesso sui programmi televisivi. Si alzerà dal letto probabilmente quando è quasi l'ora di pranzo e mangerà in silenzio senza parlare coi suoi parenti, poi di nuovo a letto con la musica più assordante nelle orecchie. Dopo qualche ora comincerà a chattare, trasmetterà e riceverà messaggi che gli daranno la sensazione di essere in contatto con il resto del mondo, si trascinerà fino a sera senza fare nulla che cambi questo ritmo mortifero, poi uscirà per incontrare altri amici che hanno trascorso la giornata come lui ed entrerà in qualche posto affollatissimo di ragazzi che, senza parlare, bevono birra, vino o masticano qualche pasticca, poi comincerà un vagare per le vie notturne e infine, a tarda notte, rientrerà nella sua cuccia. È già una fortuna se non si è aggregato ad un branco che passa la notte sfasciando le cabine telefoniche o picchiando un barbone. Si dice che non hanno voglia di lavorare e che potrebbero, se volessero, emigrare verso zone in cui comunque un'occupazione si trova. In realtà neppure questo sarebbe facile perché il lavoro sta deperendo in tutto il mondo.

 Quando mi trovo a rientrare più tardi e attraverso le vie della mia città, in alcune piazze trovo moltitudini di giovani, ragazzi e ragazze, che stanno quasi immobili senza neppure parlare, ma controllano continuamente sui cellulari l'arrivo di messaggi e rispondono a loro volta. C'è un grande affollamento nella piazza e nella rete ma pochissimi giovani parlano e non ci sono neppure le condizioni per comunicare effettivamente pensieri ed emozioni. Sta accadendo in Italia e in Europa una vera e propria strage di giovani intelligenze che si trovano assolutamente disarmate rispetto all'attacco che subiscono dalle generazioni più anziane, che non tanto mantengono i propri privilegi economici senza mollare un euro, ma non concedono loro lo spazio di essere veramente presenti nella scena pubblica. La gran parte dei giovani italiani oggi è assente dalla vita sociale, in una specie di letargo comatoso dove non arriva nessuna luce dell'alba.



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