BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Heilmann e il segreto della "lingua" nascosta

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

L’ipotesi era resa necessaria dalle esigenze poste dal sistema ricostruito: per far “tornare i conti”, si introducevano oggetti non dati all’osservazione. Apparve a molti un eccesso di astrazione; tuttavia, un quarantennio dopo la pubblicazione del Mémoire, Jerzy Kuryłowicz dimostrava che alcuni suoni dell’ittita corrispondevano, per la loro funzione nel sistema, agli elementi postulati da Saussure. Era così verificata la validità del nuovo metodo, che individua il valore di un elemento nelle relazioni con gli altri elementi di una totalità rappresentata come un sistema. Fuori delle relazioni con le altre parti e con l’intero, gli elementi sono frammenti, pezzi isolati. Altro infatti è cogliere i fenomeni, altro è descrivere il principio organizzativo della realtà.

La nuova prospettiva sulla lingua matura dopo gli anni trenta del secolo scorso. A Saussure si aggiungono altre ricerche: a Copenhagen, la glossematica di Louis Hjelmslev; negli Stati Uniti, la linguistica descrittiva di Leonard Bloomfield; in Russia e, poi, a Praga, la teoria fonologica del principe Nikolaj Sergeevič Trubeckoj. Quest’ultima, in particolare, cattura l’attenzione di uno Heilmann intento a elaborare nuove ipotesi sui fenomeni del mutamento linguistico. Tra i primi saggi innovativi, vi è un articolo uscito nel 1952, sulla ricostruzione del sistema fonologico dell’etrusco. Anni dopo, facendo un bilancio della sua esperienza di cattedratico, Heilmann stesso ricorda: “Nessuna delle spiegazioni fino ad allora proposte mi soddisfaceva (…) L’acquisizione del concetto di ‘struttura’ e l’applicazione di un’analisi strutturale ai dati a mia disposizione mi consentirono invece di formulare le proposte contenute in un articolo che ancor oggi io ritengo valido (…)” (L. Heilmann, Dallo strutturalismo linguistico alla linguistica del testo, ora in Linguistica e umanesimo, Il Mulino, Bologna 1983, p. 242).

A segnare l’avvio della linguistica strutturale in Italia è soprattutto la monografia di Heilmann sulla Parlata di Moena nei suoi rapporti con Fiemme e con Fassa. Saggio fonetico e fonematico, uscita a Bologna, per i tipi di Zanichelli: è il 1955, che rappresenta “a more appropriate date for the birth of structural linguistics in Italy. It was a systematic work with a clear stand of its own with respect to various existing structuralist positions. From his chair in Bologna Heilmann has also built up an authentic school of structural linguistics” (Cesare Segre, Structuralism in Italy, “Semiotica”, III, 1971: 220). 

Si compie in tal modo un mutamento prospettico decisivo nella scienza linguistica: da una scienza descrittiva si giunge a una scienza esplicativa, che vuole “spiegare”, cioè descrivere i processi non osservabili che danno luogo ai dati osservabili. Ma il funzionamento della realtà non è accessibile: non vediamo i principî organizzativi, vediamo i dati prodotti. È allora necessario costruire un modello della realtà non osservabile. 

 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >