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LETTURE/ Kostja e il segreto dell'attesa: la grande lezione dello sconosciuto Gelasimov

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Carristi russi (InfoPhoto)  Carristi russi (InfoPhoto)

Una volta gli raccontai cosa diceva mia madre a proposito di “aspettare e crederci”. Perché ormai capivo da me che credeva e aspettava a vuoto. E lui mi rispose che ero un imbecille.
“E la tua ironia puoi ficcartela sai benissimo dove. Tanto finché la vita non ti sbatterà con la faccia al muro, tu non capirai niente di niente. Anzi, magari non capirai nemmeno dopo che te l’avrà spaccata, la faccia, ma se proprio vuoi posso raccontarti”.
E io gli risposi che lo volevo.
“Allora ascolta.
Aspettare significa provare gratitudine. Gioire semplicemente del fatto di avere qualcosa per cui aspettare. Ti affacci alla finestra e pensi ‘Grazie Signore, e grazie anche a tutti gli altri. A te piccione che sei passato e a te cane che sei arrivato di corsa’. Hai capito?”.
“No”, risposi.
“Imbecille che non sei altro. Se avrai fortuna, un giorno capirai, ma in confronto alla gratitudine che proverai, non ti accorgerai neanche di avere atteso”.
“Ma bisogna dire grazie anche agli uccelli?”.
“Stupido”, fece lui, versandosi altra vodka.
Solo in quel momento, mentre guardavo dal finestrino della jeep di Genja, capivo cosa avesse voluto dirmi.

Forse queste parole hanno a che vedere anche con la fermezza con cui Zanna, la ragazza madre protagonista del breve racconto che segue La sete, contro tutto e tutti non rinuncia alla propria maternità e al figlio che si porta addosso i segni del forcipe con cui è stato tirato fuori da ventre di sua mamma.

Ecco qui: un semplice consiglio di lettura a tutti quelli che sono interessati a sapere che cosa si scrive di interessante nel mondo.

 

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