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LETTURE/ L'arte è stupore o choc? Chiedetelo a Donatello e Masolino

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Masolino da Panicale, Annunciazione (1423-24, particolare; immagine d'archivio)  Masolino da Panicale, Annunciazione (1423-24, particolare; immagine d'archivio)

Tra aura e choc si potrebbe pensare che la prima è una forma di ricezione che si allunga nel tempo (Proust guarda Vermeer a quasi tre secoli di distanza), mentre il secondo si esaurisce dopo che la folgorante novità è stata metabolizzata. Invece non è così. Perché il fattore “choc” resta come un fattore costitutivo di quelle opere: il rischio che hanno corso per poter essere le segna sempre nel profondo. Così la sfida per noi è quella di saperle guardare, per scovare quel che di “inaudito” c’è sempre in loro. Garantisco che un percorso così apre ad una conoscenza vera di quelle opere, e poi a “frustate” emotive che non si dimenticano. Provare a guardare quelle opere con l’occhio di chi le vide per la prima volta, liberare quelle energie che sguardi e analisi troppo schematici e pedanti hanno addomesticato: è un percorso che porta un impatto travolgente. È l’oggetto-opera che torna all’assalto del nostro sguardo.

Nella ricezione ad “aura” prevale il soggetto; in quella a “choc” prevale l’oggetto. Per quanto adori Benjamin, io sono per lo “choc”. Se volete fare un’esperienza, andate nella sagrestia vecchia di San Lorenzo a Firenze. Guardate da vicino le due porte di bronzo di Donatello, con gli apostoli a coppie che discutono con tanta vis da sembrare a volte azzuffarsi tra di loro. Immaginate lo choc del grande Brunelleschi, che aveva disegnato quello spazio straordinario, nel vedersi arrivare le opere di quello scultore scatenato. Non le rifiutò. Ma a Donatello, capito il vento, non restò che partire per Padova…



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