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FAMIGLIA/ L'uomo, la donna e quel Papa innamorato del "Principio"

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Giovanni Paolo II (1920-2005; InfoPhoto)  Giovanni Paolo II (1920-2005; InfoPhoto)

Il rinvio di Cristo al “principio” è un rinvio alla creazione e quindi ad un’opera di Dio, ad un atto che Dio compie. La tesi di fondo di tutta la catechesi su uomo e donna, sulla teologia del corpo e sulla realtà della famiglia è che tutto quel che l’uomo esperimenta nel suo essere e nel suo esistere è legato in maniera diretta con il “principio”, cioè con l’azione creatrice di Dio. L’uomo può essere considerato a partire dalla sua storia, intesa sia come storia del singolo, sia come storia dell’umanità intera, ma l’uomo è più antico della sua storia e, in realtà, tutto quel che si può constatare nella storia e nell’esperienza dell’uomo è legato a quella che Giovanni Paolo II chiama “la protostoria teologica dell’uomo”. Essa, lungi dall’essere qualcosa di tanto remoto, da risultare ininfluente sul presente di ciascun essere umano, è invece ciò a partire da cui si può comprendere in maniera adeguata il mistero dell’uomo nella concretezza del suo essere e del suo vivere.

La conseguenza che Giovanni Paolo II ne trae è che l’uomo e la donna, se vorranno intendere se stessi e l’unità specifica che è stata ad essi assegnata, dovranno rifarsi proprio a quello che il Creatore ha fatto quando li ha creati in quel determinato modo, secondo quel determinato disegno e in vista di quella precisa finalità. Il segreto e la verità di sé è racchiusa nel “principio” che ha costituito l’umanità dell’uomo.

Con questa impostazione “dall’alto” Giovanni Paolo II entra in maniera decisiva nel cuore della controversia infuocata sull’origine. Il misconoscimento della verità e del realismo della Creazione e la sua sostituzione idolatrica, cioè, di mera parvenza, con ipotesi più fantastiche che mentali, ha ormai pervaso l’intero occidente.

Giovanni Paolo II afferma che la realtà di Dio è al principio di tutto quel che è, e in modo specialissimo dell’uomo, quale uomo e donna. Non solo, ma che questo “principio” determina per intero la realtà e l’esperienza dell’essere uomo nel suo “qui e ora” e che quindi esso costituisce il cardine esplicativo della realtà umana nel suo insieme e nei suoi dettagli. 

Ciò significa che la verità dell’identità dell’essere “uomo e donna” e quindi della relazione tra i due è posta dal Creatore “in principio” ed è rivelata da Dio nella sua implicazione storica con l’uomo. Quando quel “principio” viene riconosciuto e osservato tutto si ordina in riferimento ad esso, qualora venga occultato o censurato, tutto si deforma e si disordina in frammenti irricomponibili e quindi privi di senso. L’accrescersi dell’umano nell’uomo o la sua sfigurazione dipendono essenzialmente dall’ammissione e dal riconoscimento del “principio” rivelato. La Rivelazione conferisce senso all’esperienza e, una volta accolta l’intelligenza della Rivelazione, anche l’esperienza diviene fonte di esplicazione e di esplicitazione dell’umano nell’uomo.



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COMMENTI
30/05/2012 - Concetti molto importanti (GIOVANNI PIERONI)

Occorrerebbe divulgare queste verità nel dibattito pubblico con maggior forza per svelare tutte le menzogne e le scempiaggini che vengono propagate. Spesso poi si trascura di far osservare che uomo e donna, non a caso, sono fatti per "incontrarsi" a perfezione e generare la vita secondo la volontà creatrice di Dio. La fecondazione artificiale vuole prescindere dalla prima parte dell'opera di Dio e pertanto è immorale.

 
30/05/2012 - Stupore (luisella martin)

Anche io, povera pecorella della Chiesa, sono riuscita a cogliere sebbene da poco tempo ciò che l'autore dell'articolo, ha compreso bene del Papa GPII e del suo meraviglioso dono alla comunità dei cristiani. Lo stupore viene dalle parole tutte e anche da queste: "..offrendo da un lato le premesse per evitare la china moralistica, dall'altro le ragioni che legittimano la morale". Il tanto amato predecessore di Benedetto XVI ha potuto giungere al cuore della verità sull'uomo perché amava davvero le donne e gli uomini del suo tempo, cioè noi. Parlo per esperienza personale e prego affinchè giunga il "miracolo burocratico" che ci faccia dire San Giovanni Paolo. Perché ciò che ha dato alla Chiesa vale più di molti miracoli.