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FAMIGLIA/ L'uomo, la donna e quel Papa innamorato del "Principio"

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Giovanni Paolo II (1920-2005; InfoPhoto)  Giovanni Paolo II (1920-2005; InfoPhoto)

L’attacco massiccio, programmato e finanziato che su questo fronte è in corso, vedi la “guerra del gender” (D. O’Leary), essendo rivolto al punto in cui il Creatore ha posto il vertice di tutta l’opera creazionale, tende a svellere non un punto qualsiasi, seppur rilevante, ma il “principio” stesso, il punto archimedico della intera creazione. Non si dovrebbe neppur parlare di disordine, ma di un sovvertimento tentativamente completo dell’intera opera divina della creazione. È lo stesso Giovanni Paolo II che parla di “sfida a Dio Creatore” (25 marzo 1984) da parte di una potente corrente ideologica contemporanea istrionicamente mascherata di umanesimo. 

“Dio disse: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza’ (...) E Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò” (Gn 1, 26s.). L’insegnamento che il Beato Giovanni Paolo II ci ha lasciato in eredità su questo dato antropologicamente basilare, ricostruisce al dritto quelle che nella Rivelazione anticotestamentaria sono chiamate “le fondamenta del mondo” (Sal 81, 5, Is 40, 21; 15; Gb 38, 4). Nell’ordine della creazione il rapporto uomo-donna ha consistenza di fondamento primordiale. La manipolazione dell’unità tra l’uomo e la donna stabilita dal Creatore è la peggiore delle manipolazioni possibili, perfino di quelle genetiche sulle quali si esercita la bioingegneria.

Se questo è il punto di avvio delle catechesi su “uomo e donna”, lo sviluppo disegna un affresco di grandi dimensioni. Il Papa si sofferma a lungo sul “linguaggio del corpo” e sulla “teologia del corpo” e quindi sulla sessualità, sulla dignità personale dell’uomo e sulla “comunione di persone” che è la famiglia, sulla realtà della famiglia, sul Sacramento del Matrimonio, sulla verginità e, da ultimo, sulle questioni capitali di etica coniugale impostate dalla Enciclica di Paolo VI Humanae vitae. Tutto il disegno si dipana tra la logica del “principio” e il termine della “altissima vocazione dell’uomo”, tra la protostoria e l’escatologia, tra la Creazione e la Risurrezione (“redenzione del corpo”) cui l’uomo è chiamato “in Cristo”.

Con questo insegnamento Giovanni Paolo II ha detto “all’uomo tutta la verità sull’uomo” a partire dal mistero di Dio e ha ridato alla Chiesa intera, dopo una pausa plurisecolare, un’antropologia che fornisce “sempre più chiaramente le ragioni per cui la norma insegnata è vera ed è praticabile da tutti” (Carlo Caffarra), offrendo da un lato le premesse per evitare la china moralista, dall’altro ragioni che legittimano la morale.  

Se il suo capolavoro filosofico era centrato sul mistero e sulla dignità dell’essere personale dell’uomo, ora egli perviene al realismo della “comunione delle persone” (GS 12) integrando la dottrina tradizionale dell’essere ad immagine e somiglianza con l’aspetto della natura originariamente comunionale dell’uomo. L’uomo, afferma Giovanni Paolo II, non è a immagine di Dio, che è Comunione di Persone, solo per il fatto di avere una facoltà di ragione, di volontà, di libertà, ma anche per il fatto di essere istituito nella comunione e chiamato alla comunione (cf. DV 34). Tale apporto si affaccia alla sua meditazione e al suo pensiero proprio attraverso la considerazione della unità dell’uomo e della donna nella famiglia.

Siamo al cuore della “verità sull’uomo”.



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COMMENTI
30/05/2012 - Concetti molto importanti (GIOVANNI PIERONI)

Occorrerebbe divulgare queste verità nel dibattito pubblico con maggior forza per svelare tutte le menzogne e le scempiaggini che vengono propagate. Spesso poi si trascura di far osservare che uomo e donna, non a caso, sono fatti per "incontrarsi" a perfezione e generare la vita secondo la volontà creatrice di Dio. La fecondazione artificiale vuole prescindere dalla prima parte dell'opera di Dio e pertanto è immorale.

 
30/05/2012 - Stupore (luisella martin)

Anche io, povera pecorella della Chiesa, sono riuscita a cogliere sebbene da poco tempo ciò che l'autore dell'articolo, ha compreso bene del Papa GPII e del suo meraviglioso dono alla comunità dei cristiani. Lo stupore viene dalle parole tutte e anche da queste: "..offrendo da un lato le premesse per evitare la china moralistica, dall'altro le ragioni che legittimano la morale". Il tanto amato predecessore di Benedetto XVI ha potuto giungere al cuore della verità sull'uomo perché amava davvero le donne e gli uomini del suo tempo, cioè noi. Parlo per esperienza personale e prego affinchè giunga il "miracolo burocratico" che ci faccia dire San Giovanni Paolo. Perché ciò che ha dato alla Chiesa vale più di molti miracoli.