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COMUNISMO/ Siamo ancora "debitori" della Russia

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Russia, nostalgici del comunismo in pazza (InfoPhoto)  Russia, nostalgici del comunismo in pazza (InfoPhoto)

È avvenuto il passaggio dalla memoria “polemica” alla memoria autentica, che abbraccia la complessità dei fatti alla luce di ciò che edifica la civiltà umana. Questo passaggio è tanto più necessario nella memoria del male. In Russia oggi la scuola degli storici che lavorano sul XX secolo educa a un lavoro accurato di ricostruzione non ideologica, non polemica ma scrupolosamente fattuale del totalitarismo, dove il punto cruciale è che l’interesse per i sottili meccanismi del potere non è fine a se stesso ma sottende un interesse più essenziale per l’uomo come centro e fine del divenire storico. 

Questa infatti è la lezione principale ricavata dall’esperienza totalitaria: che sostituire alla persona un’idea, anche bella, produce violenza e degrado della civiltà, e l’unico modo per vincere questa violenza è il recupero della persona. Così la vera memoria del totalitarismo è interessante ed efficace se e perché rileva tutte le forme di resistenza che la persona ha saputo mettere in atto contro forze preponderanti. Nonostante tutto non si è mai dato finora un momento storico da cui la persona sia stata totalmente e definitivamente esclusa dal gioco, anche se si è fatto molto per arrivare a questo: poteva essere un piccolissimo gruppo clandestino come la Rosa Bianca o, ancor meno, l’estremo sguardo di dignità lanciato dalla vittima al suo carnefice.

L’elemento universale che lega esperienze storiche così diverse come il totalitarismo del XX secolo e il nichilismo dell’umanità postmoderna, è proprio la persona che in qualsiasi condizione può dire “io”; per questo è interessante qualsiasi tentativo di valorizzare questa irriducibile presenza nella storia. Incontrare faccia a faccia le persone che hanno vissuto le tragedie del passato può più facilmente risvegliare la nostra coscienza sonnolenta in modo che – anche per noi oggi come un tempo nei campi − possa avvenire quel “passo” dalla conoscenza alla consapevolezza che la Mandel’stam auspicava, come l’irrompere dell’“io” che giudica e si assume le proprie responsabilità. 

Il futuro del mondo dipende in gran parte dalla presenza dell’io. Molti testimoni sopravvissuti alla violenza totalitaria hanno affermato che la forza che li ha sostenuti è stata la speranza di sopravvivere per poter raccontare affinché, dicevano, un male così non si ripetesse più. Come a dire che conoscere gli orrori del passato può bastare a evitarne di nuovi; ma non si capisce per quale motivo, su che base, noi o i nostri posteri dovremmo evitare le tentazioni del passato. Il ribrezzo morale non basta, e infatti l’esperienza storica ha dimostrato, purtroppo, che le speranze dei sopravvissuti erano vane. 



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