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ARTE/ Pasolini a Casa Testori, quello strano "incontro" di due grandi

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975; immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975; immagine d'archivio)

La mostra si chiude con lo straordinario articolo che Testori stesso scrisse su L’Espresso dopo i tragici fatti del Lido di Ostia: «Sull’atroce morte di Pasolini s’è scritto tutto; ma sulle ragioni per cui egli non ha potuto non andarle incontro, penso quasi nulla. Cosa lo spingeva, la sera o la notte, a volere e a cercare quegli incontri? La risposta è complessa, ma può agglomerarsi, credo, in un solo nodo e in un solo nome: la coscienza e l’angoscia dell’essere diviso, dell’essere soltanto una parte di un’unità che, dal momento del concepimento, non è più esistita; insomma, la coscienza e l’angoscia dell’essere nati e della solitudine che fatalmente ne deriva. La solitudine, questa cagna orrenda e famelica che ci portiamo addosso da quando diventiamo cellula individua e vivente e che pare privilegiare coloro che, con un aggettivo turpe e razzista, si ha l’abitudine di chiamare “diversi”».

Su quella morte, misteriosa e scandalosa, c’è anche un aneddoto che riguarda una personalità molto stimata dallo stesso Pasolini: papa Montini. «Ciò che rende simpatico Paolo VI», confidò in un’intervista «È la sua tormentata intelligenza: e il fatto che egli non abbia qualità esteriori di gradevolezza e, appunto, di simpatia, fa quasi tenerezza». Monsignor John Magee, uno dei segretari del Papa ha raccontato al giornalista Andrea Tornielli: «Ricordo il giorno in cui alla tv annunciarono la morte di Pasolini. Monsignor Macchi esclamò: “Ah! Vedi il Signore ha il modo...”. Paolo VI rimase immobile. Macchi spiegò che cosa aveva fatto quest’uomo, secondo lui a danno di tanti giovani. Il Papa si alzò, c’era ancora sullo schermo un’immagine di Pasolini: “Requiem aeternam dona ei Domine” – disse, tracciando un segno di croce: “Adesso preghiamo insieme per questa anima infelice”».

 

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