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ARTE/ Pasolini a Casa Testori, quello strano "incontro" di due grandi

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Pier Paolo Pasolini (1922-1975; immagine d'archivio)  Pier Paolo Pasolini (1922-1975; immagine d'archivio)

«Tu sei come una pietra preziosa che viene violentemente frantumata in mille schegge per poter essere ricostruita di un materiale più duraturo di quello della vita, cioè il materiale della poesia». È una lettera struggente quella che Pier Paolo Pasolini nel 1969 scrive a Maria Callas durante le riprese di Medea. La grande cantante è alla sua prima esperienza davanti alla macchina da presa e prova tutto il disagio di chi, abituato a esprimersi a teatro, percepisce il trauma nel vedere la propria interpretazione “fatta a pezzi” dai ciak del regista. «Ma il cinema è fatto così», aggiunge Pasolini: «Bisogna spezzettare una realtà “intera” per ricostruirla nella sua verità sintetica e assoluta, che la rende poi più “intera” ancora».

È una lettera inedita che viene esposta, per la prima volta, in occasione di Pasolini a Casa Testori, una mostra organizzata dall’Associazione Giovanni Testori negli spazi della casa di Novate dove nacque e abitò lo scrittore de Il dio di Roserio. Il tono è intimo e letterario allo stesso tempo. Documenta un’amicizia profonda, che non si limita appena al sodalizio artistico. La Callas di Pasolini diventerà la confidente al punto che, con lettere accorate, lo  consolerà, con fare materno, quando il poeta verrà abbandonato da Ninetto Davoli.

Il filo conduttore della narrazione della vita di Pasolini sono i ritratti che l’artista fece alle persone che più segnarono la sua esistenza: il fratello Guido, Ninetto, Laura Betti, Roberto Longhi e, appunto, Maria Callas, che volle immortalare in modo non convenzionale: con matita, vino, colla e petali di rosa. La mostra sembra fare perno su quella «fulgurazione figurativa» nella quale Pasolini incappa durante i corsi di Storia dell’arte di Roberto Longhi che influenzeranno, senza soluzione di continuità, la sua produzione letteraria e cinematografica (in mostra, tutto il primo piano è occupato dalla proiezione, in versione integrale, di otto film pasoliniani, uno per stanza). E proprio al rapporto con Roberto Longhi è incentrata la sala più importante della mostra, dove sono esposti la serie di ritratti che l’artista gli dedicò poco prima della morte. Quello al grande storico dell’arte è un tributo che è una vera e propria performance, documentata dalle fotografie scattate da Dino Pedriali ed esposte in mostra.

La figura del padrone di casa, Giovanni Testori, corre sempre sottotraccia nella narrazione. La stima tra i due fu reciproca, anche se non cercarono mai una frequentazione personale. E, nonostante le plateali differenze, sono molti i punti di contatto: la discepolanza con Longhi, l’interesse giovanile per Manzù, l’ossessione per le periferie, la sperimentazione linguistica e la collaborazione con le pagine del Corriere della Sera.



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