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LETTERA CARRON/ Barcellona: invita i credenti a essere liberi dal potere

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Purtroppo viviamo in un’epoca in cui l’idea per cui bisogna conquistare il consenso fondamentalmente col proprio esempio pratico e con la propria vita specchiata è stata progressivamente sostituita dalla costruzione di sistemi di potere che assicurano consensi sulla base del puro scambio di privilegi e protezione alla cerchia dei propri “clienti”. Ciò che succede in questo momento al governatore della Lombardia appartiene a una fase storica del nostro Paese in cui affarismo e occupazione di potere hanno creato una perversa catena di piccoli abusi e di piccoli vantaggi che rendono assai poco credibile ogni impegno politico. Nel vecchio Pci in cui sono vissuto, l’idea della politica come servizio veniva assunta come un carattere genetico. Il tema posto da Carrón, come ha sottolineato Violante, in realtà riguarda tutta la vita pubblica del nostro Paese, lo stile di comportamento e le condizioni etiche che rendono credibile chiunque assuma ruoli di governo locale o nazionale. 

Il tema sollevato dalla lettera di Carrón ha tuttavia, a mio modo di vedere, implicazioni più profonde che riguardano i criteri ispiratori che debbono guidare la condotta pratica di chi, dichiarando pubblicamente la propria appartenenza ideale, si trova ad esercitare un potere le cui modalità e le cui conseguenze non sono limitabili alla sua sfera personale. Proprio per la rilevanza del tema che coinvolge il punto decisivo della coerenza tra le parole e le azioni, non penso che la vicenda del governatore della Lombardia possa ridursi al tema di una pecorella smarrita verso la quale si può anche suscitare una comprensione amorevole. La posta in gioco della questione sollevata da Carrón abbraccia due aspetti che si intrecciano profondamente: 1. Cosa dovrebbe caratterizzare l’azione politica di un uomo che assume la propria identità religiosa come un connotato costitutivo della sua personalità pubblica? 2. Come si misura l’esercizio del potere degli uomini politici che militano in organizzazioni caratterizzate da una visione ideale e non strumentale del potere?

Sulla prima questione sono molto netto: è vero che bisogna distinguere l’ispirazione e la pratica di un movimento religioso, ma è altrettanto indiscutibile che a chi fa una professione pubblica di fede si deve poter chiedere un rigore inflessibile nell’esercizio del potere che si trova ad esercitare. Si possono fare tutte le distinzioni che si vogliono ma il governatore della Lombardia è rispetto all’opinione pubblica un membro importante di Comunione e Liberazione che svolge la funzione politica di governo anche in virtù della percezione che il pubblico ha avuto della sua persona come uomo di fede e disinteressato alle conquiste personali. Se questa confusione tra ruolo politico e statuto personale di uomo di fede è alla base di sospetti e insinuazioni vuol dire che c’è qualcosa di più profondo che riguarda il rapporto tra la fede e il potere pubblico. Io personalmente ho grande simpatia per il movimento di Comunione e Liberazione per la testimonianza di fraternità che ho potuto riscontrare in vari incontri in tante città e Paesi, ma sono convinto che per far prevalere la missione spirituale di cui parla giustamente Carrón è necessaria una “riforma pratica” che non riguardi soltanto una persona determinata come Formigoni, ma l’intero sistema del rapporto fra chi si professa cristiano e la partecipazione alla vita politica nazionale.



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COMMENTI
08/05/2012 - Un interlocutore sincero: Barcellona (Orru Piero)

Finalmente! Questo di Barcellona è forse il migliore tra gli interventi sulla lettera di don Carrón a Repubblica! Il professore, a differenza di quasi tutti gli altri commentatori, mostra di conoscere Cl appunto per una certa simpatia:vnihil cognoscitur nisi amatur, diceva giá sant'Agostino! Per lo stesso motivo altri interlocutori rancorosi evidenziano una totale incapacità di conoscere Cl e di capire la splendida lettera di Carrón. Quel che Carrón dice in pubblico su un giornale come Repubblica sono le stesse importantissime cose che dice sempre a tutti, in ogni sede, a tutti i livelli, rivolte assolutamente come proposta alla libertà del singolo, poiché la singola persona è il vero luogo della libertà! Agli ultimi esercizi ha ribadito,dico ribadito per l'ennesima volta, che è mille volte meglio lo 0,001% dato nella libertà che il 100% dato per una qualsiasi forma di costrizione o influenza! Questo senza aggiungere nulla al metodo ed all'insegnamento di don Giussani che mai ha accetato che un singolo sacrificasse la personale felicità o la sua coscienza individuale per il movimento. Ecco perché l'azione politica dei ciellini è necessariamente libera da influenze di vertice! Non esiste in Cl un capo che abbia facoltà di imporre alcunché a qualcuno. Ogni imposizione, ogni tentativo in questo senso, diffusi soprattutto tra i preti, veniva bollato da don Giussani severamente come clericalismo: vera negazione dell'autentica autorità che niente ha a che fare col potere.

 
06/05/2012 - la fede e la vita (Duilio Sala)

Grazie a Barcellona per questo articolo, la mia fede, il mio impegno nel sociale la mia fiducia a Carron non sono messe in dubbo anzi questo momento è un'altra occasione per andare più al fondo di ciò che ho incontrato.

 
06/05/2012 - Il cristiano (luisella martin)

Dice: "..il credente è il testimone che nella catena vivente dei credenti ha la specifica missione di mostrare come sia possibile mortificare le proprie ambizioni narcisistiche di potere a vantaggio di una visione che cerca di parlare con tutti i propri contemporanei..." Le parole di Barcellona rivelano l'animo buono di una persona che cerca Cristo, ma sono molto difficili, a volte contorte. A chi ha militato nel partito che sta dalla parte del popolo semplice, vorrei dire che ciò che ho trovato in Cristo (che sempre cerco...) è la Sua straordinaria capacità di farsi comprendere da tutte le persone. La lettera di Carron ha questa caratteristica e colpisce, anche per questo, i dotti. Il cristiano é un uomo come tutti gli altri e l'essere di Comunione e liberazione non lo rende migliore degli altri, nè peggiore.

 
06/05/2012 - liberi non vuol dire fuori dal gioco (Pietro Cagni)

"il mondo ha bisogno della testimonianza pratica di una diversità morale che sfugge alle logiche scambiste e compensative dei rapporti tra istituzioni e poteri". Barcellona ha perfettamente ragione, su tutto (credo che egli sia una vera risorsa per il paese). Ma sono convinto che questa "testimonianza pratica" non possa svolgersi che sugli stessi terreni in cui imperano le logiche scambiste etc. Uomini buoni solo nelle sagrestie non sarebbero di alcuna utilità agli altri uomini. Essere nella carne, ma non vivere nella carne (Lettera a Diogneto), questa è la sfida quotidiana. Spero che il dibattito sul tema si accenda, perchè si possano trovare le nuove e necessarie forme "politiche" per la Chiesa, se la sua presenza nelle formazioni partitiche rischia di essere fagocitata, come stiamo vedendo in queste settimane.

 
06/05/2012 - Caspita!! (Diego Perna)

Il mio non è un caspita ironico, ma un caspita sincero, mi sembra un tema, quello di Cesare e la moneta, così gigantesco, ma anche semplice. Io non credo ci possa essere un politico che non abbia potere, almeno un pò diverso da quello economico. Oggi il mondo non è governato dalla politica, ma dall'economia, banche, lobby, potentati ecc. e così anche per un posto di lavoro, non solo per grosse opere pubbliche, bisogna fare i conti con questo criterio. Oggi più che mai, mi chiedo quale sia l'alternativa e se si può rimanere non invischiati in attacchi mediatici stando in posti di rilievo pubblico. É impossibile stare dentro il fango e uscire con il vestito pulito, tranne a non fare nulla. Mi scuso in anticipo se il mio commento appare banale, ma forse anch'io non credo piú che la politica esista o sia mai esistita libera dalle forze economiche e oggi finanziarie.

 
06/05/2012 - Che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio? (Corrado Brizio)

La lettera di don Julian Carron dice una cosa: di Dio è tutto, anche il nostro male, che solo da Lui può essere riscattato e redento. Solo qui sta la grazia e la forza per ricominciare. Per questo si può scrivere quello che ha scritto. Che cosa ha Cesare di suo? "Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?", diceva Pilato a Gesù. "Tu non avresti nessun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto". E qui, mi pare, sta l'origine e la possibilità di ogni libertà umana di giocarsi là dove è chiamata. Ognuno di noi, come Pilato, sta di fronte a Cristo e sta di fronte alla Sua risposta, che sola ci può cambiare il cuore.