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LETTERA CARRON/ Barcellona: invita i credenti a essere liberi dal potere

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Sono rimasto assai colpito dalla lettera con la quale don Julián Carrón ha scritto al direttore di Repubblica per manifestare con grande sincerità il senso di mortificazione e di sconforto provato in queste settimane di fronte agli interventi continui e pressanti dei giornali che hanno denunciato le condotte di uomini appartenenti ai vertici di Comunione e Liberazione. Formigoni avrebbe creato un sistema costituito da canali privilegiati e relazioni più o meno fiduciarie che probabilmente sfuggono a una qualificazione giuridica in termini di diritto penale ma che sono il segno di un possibile abuso di una posizione di potere.

Indubbiamente il sistema mediatico del nostro Paese sta assumendo come linea di intervento nella vita pubblica l’attacco personale e la delegittimazione di ogni esponente politico di rilievo, come per altro è accaduto in questo stesso periodo nei confronti di Bossi e del suo entourage che sicuramente ha tratto vantaggi personali dalla posizione di capo indiscusso del proprio leader. Confesso che non provo alcuna simpatia per un tipo di giornalismo tendente essenzialmente a produrre la continua esplosione di scandali che in ultima istanza favoriscono quella deriva populista e antipolitica che sta attraversando il nostro Paese. 

Ma la questione posta dalla lettera di Carrón si colloca giustamente al di là e al di sopra di questa situazione di per sé torbida ed inquietante. Anzitutto Carrón dichiara senza mezzi termini che, qualunque sia la fondatezza delle accuse, è per lui fonte di dolore costatare come la missione spirituale di Comunione e Liberazione sia coinvolta in vicende poco edificanti che possono minare la credibilità della stessa missione evangelica che Carrón considera essenziale per l’identità del movimento di cui egli stesso è il punto di riferimento etico. Carrón non ha alcuna difficoltà nell’ammettere che, nonostante le montature che possono esserci state, resta tuttavia il fatto che esponenti importanti del movimento siano percepiti come uomini di potere e non come uomini di fede, e che la loro attività sia esattamente il contrario della coerente applicazione delle proprie convinzioni religiose. 

Come appartenente alla storia del Partito comunista italiano non posso non capire la sofferenza che Carrón manifesta nell’assumersi pubblicamente la responsabilità anche dei comportamenti devianti, e nel chiedere ai militanti del movimento di Comunione e Liberazione di farsi carico della necessità di combattere in ogni modo le spinte alla personalizzazione del potere e alla creazione di sistemi autoreferenziali in cui la gestione delle risorse pubbliche non è espressione di una logica caritatevole, ma di un narcisistico bisogno di stare sulla scena pubblica solo per il potere che si esercita. All’interno del mio partito funzionavano regole molto rigorose di controllo e il mito dell’onestà personale assumeva un vero e proprio carattere ideologico distintivo. Perciò ho vissuto anch’io con molta sofferenza le situazioni in cui specialmente il rapporto tra il partito e il mondo delle cooperative rosse lasciava intuire collusioni con i poteri economici e con i comitati d’affari nell’assegnazione degli appalti pubblici. Nella mia esperienza ho sempre combattuto anche la logica semplicistica che il fine giustifica i mezzi, e che per finanziarie le “opere buone” del partito si poteva consentire a soggetti collaterali di partecipare agli affari delle “opere cattive”.



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COMMENTI
08/05/2012 - Un interlocutore sincero: Barcellona (Orru Piero)

Finalmente! Questo di Barcellona è forse il migliore tra gli interventi sulla lettera di don Carrón a Repubblica! Il professore, a differenza di quasi tutti gli altri commentatori, mostra di conoscere Cl appunto per una certa simpatia:vnihil cognoscitur nisi amatur, diceva giá sant'Agostino! Per lo stesso motivo altri interlocutori rancorosi evidenziano una totale incapacità di conoscere Cl e di capire la splendida lettera di Carrón. Quel che Carrón dice in pubblico su un giornale come Repubblica sono le stesse importantissime cose che dice sempre a tutti, in ogni sede, a tutti i livelli, rivolte assolutamente come proposta alla libertà del singolo, poiché la singola persona è il vero luogo della libertà! Agli ultimi esercizi ha ribadito,dico ribadito per l'ennesima volta, che è mille volte meglio lo 0,001% dato nella libertà che il 100% dato per una qualsiasi forma di costrizione o influenza! Questo senza aggiungere nulla al metodo ed all'insegnamento di don Giussani che mai ha accetato che un singolo sacrificasse la personale felicità o la sua coscienza individuale per il movimento. Ecco perché l'azione politica dei ciellini è necessariamente libera da influenze di vertice! Non esiste in Cl un capo che abbia facoltà di imporre alcunché a qualcuno. Ogni imposizione, ogni tentativo in questo senso, diffusi soprattutto tra i preti, veniva bollato da don Giussani severamente come clericalismo: vera negazione dell'autentica autorità che niente ha a che fare col potere.

 
06/05/2012 - la fede e la vita (Duilio Sala)

Grazie a Barcellona per questo articolo, la mia fede, il mio impegno nel sociale la mia fiducia a Carron non sono messe in dubbo anzi questo momento è un'altra occasione per andare più al fondo di ciò che ho incontrato.

 
06/05/2012 - Il cristiano (luisella martin)

Dice: "..il credente è il testimone che nella catena vivente dei credenti ha la specifica missione di mostrare come sia possibile mortificare le proprie ambizioni narcisistiche di potere a vantaggio di una visione che cerca di parlare con tutti i propri contemporanei..." Le parole di Barcellona rivelano l'animo buono di una persona che cerca Cristo, ma sono molto difficili, a volte contorte. A chi ha militato nel partito che sta dalla parte del popolo semplice, vorrei dire che ciò che ho trovato in Cristo (che sempre cerco...) è la Sua straordinaria capacità di farsi comprendere da tutte le persone. La lettera di Carron ha questa caratteristica e colpisce, anche per questo, i dotti. Il cristiano é un uomo come tutti gli altri e l'essere di Comunione e liberazione non lo rende migliore degli altri, nè peggiore.

 
06/05/2012 - liberi non vuol dire fuori dal gioco (Pietro Cagni)

"il mondo ha bisogno della testimonianza pratica di una diversità morale che sfugge alle logiche scambiste e compensative dei rapporti tra istituzioni e poteri". Barcellona ha perfettamente ragione, su tutto (credo che egli sia una vera risorsa per il paese). Ma sono convinto che questa "testimonianza pratica" non possa svolgersi che sugli stessi terreni in cui imperano le logiche scambiste etc. Uomini buoni solo nelle sagrestie non sarebbero di alcuna utilità agli altri uomini. Essere nella carne, ma non vivere nella carne (Lettera a Diogneto), questa è la sfida quotidiana. Spero che il dibattito sul tema si accenda, perchè si possano trovare le nuove e necessarie forme "politiche" per la Chiesa, se la sua presenza nelle formazioni partitiche rischia di essere fagocitata, come stiamo vedendo in queste settimane.

 
06/05/2012 - Caspita!! (Diego Perna)

Il mio non è un caspita ironico, ma un caspita sincero, mi sembra un tema, quello di Cesare e la moneta, così gigantesco, ma anche semplice. Io non credo ci possa essere un politico che non abbia potere, almeno un pò diverso da quello economico. Oggi il mondo non è governato dalla politica, ma dall'economia, banche, lobby, potentati ecc. e così anche per un posto di lavoro, non solo per grosse opere pubbliche, bisogna fare i conti con questo criterio. Oggi più che mai, mi chiedo quale sia l'alternativa e se si può rimanere non invischiati in attacchi mediatici stando in posti di rilievo pubblico. É impossibile stare dentro il fango e uscire con il vestito pulito, tranne a non fare nulla. Mi scuso in anticipo se il mio commento appare banale, ma forse anch'io non credo piú che la politica esista o sia mai esistita libera dalle forze economiche e oggi finanziarie.

 
06/05/2012 - Che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio? (Corrado Brizio)

La lettera di don Julian Carron dice una cosa: di Dio è tutto, anche il nostro male, che solo da Lui può essere riscattato e redento. Solo qui sta la grazia e la forza per ricominciare. Per questo si può scrivere quello che ha scritto. Che cosa ha Cesare di suo? "Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?", diceva Pilato a Gesù. "Tu non avresti nessun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto". E qui, mi pare, sta l'origine e la possibilità di ogni libertà umana di giocarsi là dove è chiamata. Ognuno di noi, come Pilato, sta di fronte a Cristo e sta di fronte alla Sua risposta, che sola ci può cambiare il cuore.