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LETTERA CARRON/ Barcellona: invita i credenti a essere liberi dal potere

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Il problema sollevato dalla lettera di Carrón è dunque enorme, perché investe la stessa questione del significato della presenza della Chiesa nel mondo contemporaneo. Se la presenza della Chiesa si riducesse sul terreno politico alla trattativa più o meno esplicita sulle questione della bioetica o sul finanziamento delle scuole private, noi non ci troveremmo di fronte ad una Chiesa universale ma di fronte ad una lobby che tratta la propria incidenza sulla vita reale con i poteri di questo mondo. La frase di Gesù “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio” è un programma di presenza nel mondo che ha, specialmente oggi, una terribile attualità. La Chiesa può condannare e combattere le forme dell’autoritarismo e totalitarismo politico, può denunciare l’ingiustizia del mondo, ma non può aprire canali particolari e segreti per trattare alcune questioni pratiche che hanno implicazioni etiche. Nell’arena politica mondiale e nazionale ciò che non ha più rappresentanza né diritto di parola è la condizione dell’uomo storico con il suo enorme carico di problemi esistenziali. La Chiesa dovrebbe essere la rappresentanza dell’umano che oggi è sotto scacco di fronte ai nuovi domini della tecnica e della scienza. Per questa ragione penso che la lettera di Carrón vada rispettata per la sua sincerità e per la sua tensione etica, ma che sul futuro dei rapporti tra religione e politica mondana debba ancora aprirsi un serio dibattito su quello che può essere il peso di milioni e milioni di credenti sul futuro dell’umanità.

Nonostante la formula sia spesso criticata, il mondo ha bisogno della testimonianza pratica di una diversità morale che sfugge alle logiche scambiste e compensative dei rapporti tra istituzioni e poteri. La presenza del cristiano nel mondo deve rappresentare sempre più la dimensione dell’irriducibilità della trascendenza, e anche di ogni altra idealità, all’orizzonte puramente umano del susseguirsi dei fatti e degli eventi. Il cristianesimo è una visione del mondo che abbraccia tutti gli aspetti della condizione umana e, proprio per questo, la missione specifica del cristiano è aprirsi al confronto con le altre culture e non già a una tattica politica che misuri l’influenza della Chiesa sulle scelte legislative. In quest’epoca c’è bisogno di testimoni  e non di abili imprenditori del proprio successo personale. 



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COMMENTI
08/05/2012 - Un interlocutore sincero: Barcellona (Orru Piero)

Finalmente! Questo di Barcellona è forse il migliore tra gli interventi sulla lettera di don Carrón a Repubblica! Il professore, a differenza di quasi tutti gli altri commentatori, mostra di conoscere Cl appunto per una certa simpatia:vnihil cognoscitur nisi amatur, diceva giá sant'Agostino! Per lo stesso motivo altri interlocutori rancorosi evidenziano una totale incapacità di conoscere Cl e di capire la splendida lettera di Carrón. Quel che Carrón dice in pubblico su un giornale come Repubblica sono le stesse importantissime cose che dice sempre a tutti, in ogni sede, a tutti i livelli, rivolte assolutamente come proposta alla libertà del singolo, poiché la singola persona è il vero luogo della libertà! Agli ultimi esercizi ha ribadito,dico ribadito per l'ennesima volta, che è mille volte meglio lo 0,001% dato nella libertà che il 100% dato per una qualsiasi forma di costrizione o influenza! Questo senza aggiungere nulla al metodo ed all'insegnamento di don Giussani che mai ha accetato che un singolo sacrificasse la personale felicità o la sua coscienza individuale per il movimento. Ecco perché l'azione politica dei ciellini è necessariamente libera da influenze di vertice! Non esiste in Cl un capo che abbia facoltà di imporre alcunché a qualcuno. Ogni imposizione, ogni tentativo in questo senso, diffusi soprattutto tra i preti, veniva bollato da don Giussani severamente come clericalismo: vera negazione dell'autentica autorità che niente ha a che fare col potere.

 
06/05/2012 - la fede e la vita (Duilio Sala)

Grazie a Barcellona per questo articolo, la mia fede, il mio impegno nel sociale la mia fiducia a Carron non sono messe in dubbo anzi questo momento è un'altra occasione per andare più al fondo di ciò che ho incontrato.

 
06/05/2012 - Il cristiano (luisella martin)

Dice: "..il credente è il testimone che nella catena vivente dei credenti ha la specifica missione di mostrare come sia possibile mortificare le proprie ambizioni narcisistiche di potere a vantaggio di una visione che cerca di parlare con tutti i propri contemporanei..." Le parole di Barcellona rivelano l'animo buono di una persona che cerca Cristo, ma sono molto difficili, a volte contorte. A chi ha militato nel partito che sta dalla parte del popolo semplice, vorrei dire che ciò che ho trovato in Cristo (che sempre cerco...) è la Sua straordinaria capacità di farsi comprendere da tutte le persone. La lettera di Carron ha questa caratteristica e colpisce, anche per questo, i dotti. Il cristiano é un uomo come tutti gli altri e l'essere di Comunione e liberazione non lo rende migliore degli altri, nè peggiore.

 
06/05/2012 - liberi non vuol dire fuori dal gioco (Pietro Cagni)

"il mondo ha bisogno della testimonianza pratica di una diversità morale che sfugge alle logiche scambiste e compensative dei rapporti tra istituzioni e poteri". Barcellona ha perfettamente ragione, su tutto (credo che egli sia una vera risorsa per il paese). Ma sono convinto che questa "testimonianza pratica" non possa svolgersi che sugli stessi terreni in cui imperano le logiche scambiste etc. Uomini buoni solo nelle sagrestie non sarebbero di alcuna utilità agli altri uomini. Essere nella carne, ma non vivere nella carne (Lettera a Diogneto), questa è la sfida quotidiana. Spero che il dibattito sul tema si accenda, perchè si possano trovare le nuove e necessarie forme "politiche" per la Chiesa, se la sua presenza nelle formazioni partitiche rischia di essere fagocitata, come stiamo vedendo in queste settimane.

 
06/05/2012 - Caspita!! (Diego Perna)

Il mio non è un caspita ironico, ma un caspita sincero, mi sembra un tema, quello di Cesare e la moneta, così gigantesco, ma anche semplice. Io non credo ci possa essere un politico che non abbia potere, almeno un pò diverso da quello economico. Oggi il mondo non è governato dalla politica, ma dall'economia, banche, lobby, potentati ecc. e così anche per un posto di lavoro, non solo per grosse opere pubbliche, bisogna fare i conti con questo criterio. Oggi più che mai, mi chiedo quale sia l'alternativa e se si può rimanere non invischiati in attacchi mediatici stando in posti di rilievo pubblico. É impossibile stare dentro il fango e uscire con il vestito pulito, tranne a non fare nulla. Mi scuso in anticipo se il mio commento appare banale, ma forse anch'io non credo piú che la politica esista o sia mai esistita libera dalle forze economiche e oggi finanziarie.

 
06/05/2012 - Che cosa è di Cesare e che cosa è di Dio? (Corrado Brizio)

La lettera di don Julian Carron dice una cosa: di Dio è tutto, anche il nostro male, che solo da Lui può essere riscattato e redento. Solo qui sta la grazia e la forza per ricominciare. Per questo si può scrivere quello che ha scritto. Che cosa ha Cesare di suo? "Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?", diceva Pilato a Gesù. "Tu non avresti nessun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto". E qui, mi pare, sta l'origine e la possibilità di ogni libertà umana di giocarsi là dove è chiamata. Ognuno di noi, come Pilato, sta di fronte a Cristo e sta di fronte alla Sua risposta, che sola ci può cambiare il cuore.