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GALLI DELLA LOGGIA/ Abbruzzese: quegli editoriali che riducono la fede a politica

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Ernesto Galli della Loggia (InfoPhoto)  Ernesto Galli della Loggia (InfoPhoto)

Non esiste nella visione di don Giussani nessun progetto di egemonia: una politica, un’economia e una morale che traducano questo “desiderio” in progetti egemonici, inaugurando la societas christiana non sono che utopie. Si tratta invece di operare nell’economia, nella politica e nella cultura coscienti non solo del desiderio “alto” che c’è dietro, ma soprattutto di quanto un tale desiderio non sia altro che il “senso religioso”  in quanto tale; senso del quale un uomo (Gesù Cristo) si è proclamato come “risposta” e quindi si pone al centro di ogni lavorio, di ogni impegno, di ogni militanza. La scelta quindi – come spiega Julián Carrón – non è quella tra separatezza ed egemonismo, ma tra separatezza e testimonianza.

Ovviamente ogni testimonianza non va da sé: presuppone una fede che, per non essere pura emozione, deve fondarsi su di un incontro concreto. Per don Giussani quest’incontro avviene con la Chiesa, che è la comunità di quanti sono testimoni dell’incarnazione e la vivono consapevolmente. Ed è per questo che Cl ha un’intensa vita spirituale, perfettamente intercettabile e comprensibile per chiunque. Una vita che molti osservatori e analisti della politica si ostinano a non prendere minimamente in considerazione.

Galli della Loggia infatti, ritenendo l’intera dimensione spirituale del tutto secondaria  alle categorie del politico, insiste a non vederla. Per lui non esiste, né può esistere, una presenza politicamente, economicamente e culturalmente visibile che, proprio in conseguenza dell’anima religiosa che ne è alla base, non si traduca nei codici dell’egemonia e quindi del controllo del consenso, con conseguente distribuzione di uffici, cariche, provvidenze, e magari provvigioni. Da qui la scelta chiara: o si sta fuori da tutto questo, salvando l’anima, o si sta dentro e si rischia di perderla.

In realtà, per quanto la politica, e soprattutto il potere che si arriva a detenere grazie a questa, possano essere fonte di secolarizzazione dello spirito religioso iniziale, la scommessa di riconoscere la dimensione religiosa come motore e riferimento in ogni ambito di vita sociale, resta ineludibile.

Ci sono e ci saranno cadute. Stare nel mondo, conseguire successo arrivando ad occupare spazi di potere, è fonte di tentazione, porta vertigini, può invadere fino a produrre un mondo a sé stante, un universo autoreferenziale che perverte l’intento originario. Ma anche restarne fuori, coltivando la propria incontestabile purezza e lasciando agli altri le fatiche del governo e i rischi del potere, può essere una tentazione non meno devastante e, in una società secolarizzata come la nostra, diventare la forma di una formidabile autoesclusione. 

 



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COMMENTI
09/05/2012 - Sanità in Lombardia (Lupo Luigi)

Premetto che sono nato e vivo in Lombardia, e sapere che da noi vengano, a farsi curare, da altre regioni da un lato mi fa piacere e dall'altro sono dispiaciuto che le persone debbano intraprendere questi viaggi. Rispondo a Claudio, non sono di CL e quindi non conosco e le ragioni che hanno portato alla nascita di questo movimento, ma sicuramente non vi era quello di "gestire" la sanità in questa regione. Se dico fuori i mercanti dal tempio è perchè la sanità, più o meno, rappresenta il 75% del bilancio della regione e questo ti dice la montagna di soldi che muove e fa guadagnare e trovo odioso, anche se le cose funzionano, che ci siano persone o organizzazioni che su questo guadagnino Milioni di euro. E tanto per non farti pensare che qua sia il paradiso in terra pensa allo scandalo finanziario del San Raffaele o a quello, ancora più odioso, della Clinica Santa Rita. Per tutto questo sapere se quella frase di Galli della Loggia e vera o no è importante.

 
08/05/2012 - sarà vero? (Claudio Baleani)

Chiede il lettore Luigi: ma è vero o non è vero che CL ha il dominio della sanità lombarda? Questo è il punto. E se questo è il punto di tutte le altre faccende che ne facciamo? Del fatto che io e magari anche tu, caro Luigi, siamo tristi, non ce ne frega niente? Io in Lombardia non ci sto e ti devo dire la verità: non lo so se CL è un po' invadente. Però, siccome a Milano di gente potente e col soldo ce n'è non credo che arrivano quelli di CL e tutti si calano le braghe. Ma in realtà nemmeno Ernesto Galli della Loggia lo sa. Lo dice che è così, ma in base a che? Abbiamo in questo periodo un'occasione unica: siccome la mammella dello Stato è arida facciano vedere i concorrenti alternativi a CL come si fanno le cose meglio piuttosto che sputare addosso a quelli di CL. Questi non sono tanto simpatici? Guarda, sono d'accordo anche io. Li trovo vitalisti e ripetitivi. Scarsamente poetici e mediamente ignoranti. Ma prima di buttarli a mare bisogna vedere se uno è capace di far meglio. Io so solo che mia moglie l'ho portata a Milano per vedere che malattia aveva e spero che tu possa risparmiarti viaggi di questo tipo.

 
07/05/2012 - I mercanti nel tempio (Lupo Luigi)

Secondo me l'articolo di Abbruzzese non risponde all'affermazione, fatta da Galli della Loggia, che è: "Nella sanità lombarda da vent'anni non si muove foglia che Cl non voglia". Questa è la vera frase da contestare perchè o è falsa e all'ora si spiega perchè, o è vera e all'ora si devono scacciare i mercanti dal tempio.

 
07/05/2012 - L'importanza di chiamarsi Ernesto (Claudio Baleani)

Sono d'accordo. A parte il fatto che CL non è il primogenito e non avrebbe nulla da guadagnare dal maso chiuso, non mi pare che non abbia capacità di dialogo. Basta vedere il Meeting. Ma c'è una questione che Galli Della Loggia sorprendentemente elude in modo totale. Ed è una questione che tocca al cuore ognuno di noi, compreso lui stesso, senza della quale della tradizione sturziana dei cattolici non mi frega niente. Carron nella sua recente lettera, pure quella di commento agli stessi fatti, ha tirato fuori e messo all'attenzione un punto cruciale: il rapporto fra la promessa avvertita in gioventù e il resto della vita, il rapporto fra l'errore e sé stessi. Se non è possibile e non si riesce a trovare la strada per ricominciare dopo l'errore non solo non si riesce a voler bene anche al malcapitato Antonio Simone, già in galera nel '94 e dopo assolto da ogni accusa, ma entra nella vita anche pubblica l'isteria e la depressione perché di tutto ci si occupa tranne che di quello che interessa. Noi stiamo andando verso la catastrofe proprio per questo. Siccome di potere, vestiti, soldi non ce n'è mai abbastanza per il semplice motivo che non rispondono alle nostre esigenze, è allora venuto il momento di comportarci da persone serie e prendere sul serio quello che ha detto Carron e cercare la strada per tornare a vivere. Sinedrio permettendo, si intende.