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RAGIONE & FEDE/ Perché la bellezza delle cose non ci dice più nulla?

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Michelangelo, Pietà Rondanini (1552-53; 1555-64; immagine d'archivio)  Michelangelo, Pietà Rondanini (1552-53; 1555-64; immagine d'archivio)

La bellezza è percepita veramente in un’esperienza di dialogo e di corrispondenza tra l’io e la realtà, tra l’interno e l’esterno, tra ciò che è percepito sensibilmente e il suo senso percepito razionalmente. Nell’invito che la bellezza rivolge al nostro io, grazie alla voce che ci chiama attraverso il fascino della forma (species), l’io è letteralmente “mosso” ad essere se stesso. Esso esisteva, certo, come possibilità di esercitare una funzione percettiva, ma ora, ascoltando quell’invito e chiedendo il “perché” di quella voce, il nostro io è “preso” o “afferrato” dalla realtà: e così esso può emergere, può venir fuori nella sua piena soggettività.

Per Agostino la bellezza delle cose non si identifica con il mero aspetto estetico, ma con l’ordine, l’armonia e la ragione profonda per cui esse esistono. Per questo, proprio in quanto giudicata “bella”, la realtà si manifesta nel suo significato; e viceversa il significato vero delle cose o si manifesta attraverso la sua bellezza oppure non è.  

La bellezza denota così la scoperta dell’invisibile attraverso il visibile, ma non come un’aggiunta o un mero “al di là” rispetto a quello che vediamo sensibilmente, bensì come la condizione stessa della possibilità del visibile. Noi vediamo sensibilmente le cose attorno a noi, ma non ne vediamo alla stessa maniera il senso. Eppure, se non percepissimo il senso di quelle cose probabilmente non le vedremmo neanche, o meglio, le “guarderemmo”, sì, senza però “vederle” realmente.


L’articolo presentato è uno stralcio della relazione dal titolo “Che cosa ci fa conoscere la bellezza”, che l’autore ha tenuto durante il Convegno internazionale sul tema “Il destino della bellezza – La bellezza nella prospettiva delle scienze umanistiche” organizzato dal 17 al 19 aprile 2012 a Mosca dall’Università San Tichon insieme all’Università Cattolica di Milano, con la collaborazione dell’Istituto Italiano di Cultura di Mosca.

 



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