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PAPA A MILANO/ Scaraffia: solo la famiglia può salvarci dalla rivoluzione fallita

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La famiglia ci insegna chi siamo nei rapporti d’amore primari. Impariamo chi siamo guardando negli occhi delle persone che ci vedono e che vivono con noi. È all’interno di tali rapporti che avviene la costruzione e la formazione della nostra personalità. Il problema è come viene vissuto questo io: se in relazione rispettosa, generosa e amorosa verso di sé e verso gli altri, o se invece come onnipotente e solo desiderante.

C’è differenza tra la battaglia culturale contro la famiglia tipica degli anni settanta in Italia, e quella degli anni successivi?

La differenza c’è ed è molto forte, anche se non bisogna generalizzare: pensiamo, per esempio, all’importante riforma del diritto di famiglia del 1975. In ogni caso, il vero fattore rivoluzionario di quegli anni può essere riassunto nel loro simbolo, che fu la pillola e il mito, ad essa legato, del controllo delle nascite. Non innanzitutto, si badi, come momento di egoistica conservazione della propria autonomia, ma come possibilità di procreare figli migliori. Più «voluti», e quindi più amati. Gli anni successivi hanno smentito questo miraggio ideologico, perché hanno dimostrato che spesso il figlio desiderato ha più problemi proprio per essere stato voluto a tutti costi.

E dopo cos’è accaduto?

Nel periodo che va dagli anni 90 fino ai giorni nostri l’attacco alla famiglia è venuto dalla moltiplicazione dei diritti, da cui la richiesta di diritti, appunto, per le «nuove» famiglie. Ma la famiglia è una, le altre sono unioni di tipo diverso che possono essere rispettate ma che famiglia non sono.

Anche la famiglia è al centro del fenomeno che Jacques Ellul ha chiamato «slittamento morale»?

Sì. In questi anni lo slittamento morale − il fatto che nuove realtà vengono man mano accettate per il solo fatto di esistere, dalle separazioni ai divorzi fino alle coppie omosessuali −, avviene su tutti i piani, senza eccezione. Questo fenomeno modifica il senso comune e apre nuove possibilità: negli anni 70 i divorzisti dicevano che con la nuova legge i divorzi sarebbero diminuiti, invece si è verificato l’esatto opposto. È solo uno dei molti esempi che si possono fare.

Negli anni 70 non c’era la possibilità di modificare come oggi il dato di natura, pensiamo alle biotecnologie.

C’era la pillola, il primo vero intervento che ha modificato l’ordine naturale della procreazione. Se non ci fosse stata la pillola, non ci sarebbe stata poi la legalizzazione dell’aborto.

E ciò che si può fare con la tecnica è destinato a cambiare anche l’attuale senso comune?

 



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