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IL CASO/ Gramsci, il Quaderno scomparso e gli aut aut di Mosca

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Achille Occhetto e Alessandro Natta (1918-2001), ex segretari del Pci (InfoPhoto)  Achille Occhetto e Alessandro Natta (1918-2001), ex segretari del Pci (InfoPhoto)

Non sono un filologo dei Quaderni, ma per quello che conosco dei medesimi, dei carteggi e della vita di Gramsci non ho mai riscontrato ombre di lacune o di distonie nella topografia dei Quaderni così come essi sono giunti fino a noi.

Vuole ricordarne brevemente la storia?

Quando dico: come sono giunti a noi, intendo dire da quando sono stati editi. Perché quel materiale venne preso da Tatiana (Tatiana Schucht, cognata di Gramsci, ndr), portato in Russia alla fine del ’38, messo a disposizione della famiglia, e poi della prima équipe di studiosi che si occupò della classificazione e della pubblicazione già a Mosca nel 1940-41. Per parte mia, ripeto, non ho rilevato inconguenze che siano sintomo di mancanze.

L’ipotesi di Lo Piparo si basa su incongruenze nell’etichettatura.

Ci sono state due etichettature da parte di Tatiana, una subito e l’altra via via che lei procedeva a fare una specie di regesto. Poi ve n’è stata una terza, quando i quaderni sono passati nelle mani dei primi studiosi. Lo Piparo ritiene di avere rilevato delle discrepanze. Vedremo.

Qual è la sua lettura delle divergenze tra Togliatti e Gramsci?

Su questo tema c’è una letteratura ampia e accurata. Nel corso del ’26, quando Togliatti è a Mosca in rappresentanza del partito comunista italiano nell’esecutivo dell’Internazionale e Gramsci è a Roma prima dell’arresto, tra i due si produce una differenziazione di analisi e di strategie, che porta Gramsci alla famosa lettera del 14 ottobre 1926 al comitato centrale del partito comunista russo, nella quale si trova non una rottura “voluta”, ma una scelta ideologica che metteva Gramsci in una posizione inidonea per un leader di un partito comunista.

Perché?

Perché i giudizi che conteneva erano di inadeguatezza di tutte le fazioni in campo. Vi state imbozzolando in un nazionalismo russo: una prospettiva inadeguata al riscatto del proletariato mondiale − era, nella sostanza, la critica di Gramsci. La sua posizione portò ad una rottura che non si consumò formalmente in quanto poco dopo Gramsci venne arrestato. Togliatti criticò nel merito la lettera di Gramsci, che gli rispose a titolo personale respingendone gli argomenti. Quando Gramsci andò in carcere, l’8 novembre 1926, la divaricazione strategica si era consumata, ma si approfondì molto di più dopo il 1929, quando l’Internazionale comunista impose ai comunisti italiani, che continuavano a perseguire la strategia del ’26 della transizione democratica, degli obiettivi intermedi e della rivoluzione popolare antifascista, di cambiare radicalmente linea e di allinearsi alle direttive dell’Internazionale.

Allora che cosa accadde?

 



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