BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Gramsci, il Quaderno scomparso e gli aut aut di Mosca

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Achille Occhetto e Alessandro Natta (1918-2001), ex segretari del Pci (InfoPhoto)  Achille Occhetto e Alessandro Natta (1918-2001), ex segretari del Pci (InfoPhoto)

Non si parla di lui solo per i settantacinque anni dalla morte. Nel 1937 se ne andava una delle menti più acute del comunismo italiano, ma anche un pensatore scomodo per i “compagni” italiani e sovietici. Sulla rottura tra Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti esiste un’ampia bibliografia. Ma è l’idea di una costituente, e della politica come lotta per l’egemonia, a rendere attuale il pensiero di Gramsci in anni nei quali il consenso, tema cardine della democrazia, appare problematico, minacciato dall’astensione, dalla delegittimazione e dal populismo.

Giuseppe Vacca, filosofo del diritto, storico e presidente della Fondazione Gramsci, ne ha parlato nel suo ultimo libro dedicato a Vita e pensieri di Antonio Gramsci (1926-1937). Da mesi sui giornali escono articoli sul fondatore del Partito comunista italiano. Non ne va solamente di una delle più importanti culture politiche del dopoguerra, che, come ha detto D’Alema in occasione della presentazione del volume di Vacca la settimana scorsa nella Biblioteca del Senato, si tenta oggi di delegittimare. Antonio Gramsci, infatti, oggi sfida anche i filologi. Il presidente della Fondazione Gramsci, infatti, ha accolto la richiesta, avanzata pubblicamente sulle pagine del Corriere da Franco Lo Piparo, di istituire un gruppo di lavoro che studi nuovamente gli originali dei Quaderni del carcere. Motivo? Esaminare da vicino le discordanze tra le tre successive numerazioni dei Quaderni, condotte da persone diverse in tempi diversi, che porterebbero alla “sparizione” di uno dei fascicoli, il XXXIII. Sullo sfondo potrebbero esserci ancora i rapporti tra l’eminenza grigia del comunismo italiano e il suo riconosciuto leader politico, quel Palmiro Togliatti in ottimi rapporti con Mosca (e Stalin).

Giuseppe Vacca, dunque la commissione di studio si farà.

Certamente. L’ho annunciato nel corso della presentazione del mio libro nella Biblioteca Spadolini del Senato. Ho accolto la richiesta di Lo Piparo e il gruppo di lavoro sarà presieduto da Gianni Francioni, massimo esperto di filologia dei Quaderni dal carcere e anche responsabile della nuova edizione critica integrale dei Quaderni. Il gruppo di lavoro, di cui Lo Piparo farà naturalmente parte, potrà accedere agli originali e verificare i problemi e le ipotesi che Lo Piparo ha fatto a proposito delle irregolarità, reali o presunte, nella loro numerazione originaria.

Secondo Lo Piparo potrebbe mancare un Quaderno. Per ragioni prettamente politiche...

Stando a Lo Piparo, potrebbe essere stato soppresso dal primo editore di Gramsci, cioè Togliatti, per eliminare evidenze troppo eclatanti dell’eterodossia di Gramsci verso lo stalinismo.

La Fondazione da lei presieduta non ha fatto difficoltà?

Perché avrebbe dovuto? Va fatta una precisazione. Gli originali dei Quaderni sono custoditi nella cassaforte di una banca e non sono offerti alla consultazione ordinaria per ovvi motivi di conservazione. Occorre anche dire che fin dagli anni 60 e 70, quando Valentino Gerratana, per conto dell’Istituto Gramsci insieme ad un’équipe di studiosi, lavorò alla prima edizione critica che uscì per Einaudi nel 1975, i Quaderni sono disponibili in riproduzione anastatica. Infine, dei Quaderni esiste una riproduzione digitale usata comunemente da chi vuole consultarli. Ma non è stato mai negato agli specialisti l’accesso agli originali.

Lei che cosa si attende da questa nuova indagine?



  PAG. SUCC. >