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LETTURE/ Perché l'anima ci fa così male?

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Giovanni Raboni (1932-2004; InfoPhoto)  Giovanni Raboni (1932-2004; InfoPhoto)

Raboni ha la sua altezza più significativa forse proprio in questi momenti: nello stupore di trovarsi diverso da come si era programmato e immaginato. È qui che egli trova il nervo più vivo del proprio interrogare. E penso a un brevissimo componimento che Raboni, pur da sempre simpatizzante per la sinistra comunista, scrisse dopo l’assassino del commissario Luigi Calabresi per mano di alcuni esponenti di Lotta Continua, il 17 maggio 1972. Raboni dedica una poesia a quel Calabresi che, nella logica dell’ideologia di quegli anni, era – o doveva essere – il “nemico”:

Disegnato col gesso come era
sul marciapiede il mondo si cancella.
Mi vedo perdere colpi, avere pietà
del questore giustiziato, del carabiniere in salita
.

Che occasione, in questi giorni in cui è ancora notizia l’arresto dell’autore dell’attentato di Brindisi, non solo la possibilità di sorprendere – quasi come malgrado noi – l’insorgere della pietà, ma anche interrogarne la fonte e la natura, di questa pietà non nostra, che sembra introdursi tra le griglie del dolore, della rabbia, del risentimento, dell’ansia di vendetta – e ne interpella le asprezze, le trasforma in qualcos’altro – ne allarga la domanda, ne ridimensiona la statura. Interrogare questo, alla luce di questi versi, può portare a chiedersi se in questa situazione, in un insorgere di umanità diversa, di urgenze nuove, se si «perdono colpi», se il mondo «disegnato col gesso / si cancella», oppure diventa, in qualche modo misterioso, più vivo, più reale, più vero.  

 



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