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DIBATTITO/ Borghesi: la crisi della finanza? E' colpa del "nichilismo felice"

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Il nuovo illuminismo secolarizza, ad un tempo, cristianesimo e comunismo, le due “chiese” retaggio di un mondo pre-critico. L’Occidente diventa qui “occidentalismo”, una ideologia che presume di vincere il comunismo non con l’ausilio delle componenti religiose, ma sul terreno stesso dell’avversario, quello materialistico. La “società opulenta” vince il marxismo sul terreno materiale, senza bisogno di giustificazione ideale. È questo modello della secolarizzazione che ha accompagnato la globalizzazione del post-’89, trovando esso, nella caduta del comunismo, la conferma della propria verità. 

Negli anni 60 era stato superato dal terzo paradigma, quello della secolarizzazione “calda”, che trovava nel marxismo la sua contro-religione “religiosa”, l’ateismo che, per raggiungere le masse, diveniva religione. Era la visione del mondo degli anni 70 destinata a raffreddarsi nel decennio successivo per poi, a seguito del crollo del muro di Berlino, tramontare del tutto. La secolarizzazione fredda che accompagna l’epoca della globalizzazione, quella di un nichilismo senza angoscia, di un vuoto colmato dai colori della società estetica, consuma, ad un tempo, la religione, l’etica, la politica. È il mondo di oggi che assiste, impotente, alla dissoluzione dei miti del post ’89 e che non è più in grado di trovare le risorse per uscire da una crisi di cui non si intravede il termine.

 

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