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FAMIGLIA/ Oltre la sociologia, che cosa c'è?

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Manifestazione pro aborto a Milano (InfoPhoto)  Manifestazione pro aborto a Milano (InfoPhoto)

La dimenticanza/rimozione di questa elementare e densa verità ha avuto nel razionalismo moderno e nel relativismo postmoderno conseguenze catastrofiche, quali la riduzione della vita alla produzione, all’artificio, al possesso (nell’ambito familiare dei rapporti, nella nascita e nella morte, nell’educazione), mentre la “vita” è originariamente “relazione”, e perciò struttura stabile e dinamica al tempo stesso, perché forma l’identità umana nel concreto farsi della sua storia. 

Questo perché  la relazione generativa è strutturalmente una relazione “fiduciale”, in quanto non consiste in una semplice produzione biopsichica di individui umani, ma è caratterizzata da una generazione specificamente umana che, in quanto tale, “non può avvenire al di fuori del mutuo affidamento dei soggetti in gioco, ossia al di fuori di uno ‘stato di fede’, dove il termine fede indica innanzitutto non l’atto e il contenuto di una credenza, ma il legame, il vincolo che lega i soggetti e che rende possibile il riconoscimento reciproco” (Giuseppe Colombo).

Il “tu” è dunque più antico dell’“io” per il quale, sempre, la relazione precede la comunicazione, come mostra il fatto che “il sorgere dell’autocoscienza non è nella disponibilità del soggetto che diverrà autocosciente: perché la coscienza abbia o costituisca un mondo e divenga autocosciente, deve essere messa al mondo” (Colombo).

La dimensione familiare costituisce quindi un trascendentale della vita specificamente umana.

È su questa dinamica antropologica che si innesta la problematica esistenziale dell’esigenza del “riconoscimento” dell’altro per la realizzazione più autentica del nostro “io”: “C’è in noi qualcosa di costitutivo che ci apre agli altri. Siamo destinati al rapporto con gli altri, non possiamo vivere da soli” (così Massimo Camisasca in uno dei testi di apertura del dossier, che riprende e sviluppa le riflessioni svolte nel suo libro Amare ancora. Genitori e figli nel mondo di oggi e di domani).

È questa la ragione che conduce a comprendere che la grande domanda dell’uomo di oggi (è proprio vero che essere liberi vuol dire non avere legami?) può trovare proprio nella riflessione sui fenomeni naturali dell’innamoramento, dell’amore e del fare famiglia una risposta capace di assumere tutti gli ondeggiamenti, i limiti e le debolezze tipiche dei rapporti umani in una prospettiva di “identità narrativa” del singolo “io”, portando alla consapevolezza che “la vita è condivisione” e che questa si sviluppa attraverso progressive decisioni di “autolimitazione del proprio dominio”, in un percorso che non riduce la nostra libertà né quando con decisione si assumono responsabilmente i legami da cui siamo costituiti, né quando ne stringiamo volontariamente di nuovi, perché “attraverso il nostro desiderio di compierci in altri il nostro volto si rivela e così, almeno come ombra, anche il disegno che governa la nostra vita” (Camisasca). 



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