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FAMIGLIA/ Oltre la sociologia, che cosa c'è?

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Manifestazione pro aborto a Milano (InfoPhoto)  Manifestazione pro aborto a Milano (InfoPhoto)

Se nell’uomo è inscritta una destinazione all’incontro e all’unità che è profonda, radicale, inestirpabile, allora la famiglia non può essere considerata “semplicemente un istituto che vuole garantire alcuni beni transitori (per esempio che si faccia assieme una casa, che si abbiano assieme delle proprietà, che ci sia un tetto). Il bene primario fondamentale che la famiglia custodisce dentro di sé è la destinazione dell’uomo alla comunione” (Camisasca).

Ma come possiamo costruire stabilmente sulla nostra capacità affettiva? 

L’affezione infatti in realtà è la “cosa più fragile in noi” perché, come nota Giussani “se prendiamo sul serio, a differenza del mondo, la nostra affettività, a un certo punto ci troviamo di fronte ad un’incapacità che appare più drammatica, terribile. Per esempio, il suo culmine, la gratuità, si capisce che è impossibile”.

Ecco allora la via regia per l’apertura alla comunione universale: il rapporto sponsale e familiare. Perché se l’uomo è dato a se stesso nell’“essere messo al mondo da altri”, ed è perciò posto strutturalmente e permanentemente nella condizione di “figlio”, allora potrà realizzarsi solo se, sia pur in modi diversi, vivrà continuamente “generato da altri”, come accade nel fenomeno della relazione familiare e genitoriale (è quanto afferma Francesco Ventorino in L’amicizia coniugale).

È comprensibile come questo tipo di rapporto muti nel corso dei secoli, in contesti che di volta in volta ne favoriscono la stabilità o, come oggi, ne riducano la valenza culturale in nome del principio di non discriminazione per cui si tende ad equiparare alla famiglia ogni tipo di unione (come documenta la fine analisi sull’evoluzione del diritto di famiglia nell’Europa attuale svolta da Lorenza Violini e Stefania Ninatti nel loro contributo al dossier su La famiglia fra Costituzione italiana e integrazione europea).

Eppure nel corso dei secoli la fondamentale dinamica “naturale” della relazione fiduciale generativa è stata conservata, ampliata e tematizzata dalla tradizione culturale occidentale, soprattutto da quando il cristianesimo ha cominciato a vivificarla e ad “umanizzarla” sapendo adattarsi (ma anche contestandone le aberrazioni) alle diverse forme e “mode” che la famiglia ha assunto nei diversi contesti sociali (ce ne dà una bella dimostrazione l’analisi dell’evoluzione delle modalità di celebrazione del matrimonio dal Medioevo all’Antico Regime – il periodo per intendersi dei Promessi sposi – svolto da Marzia Giuliani nel suo percorso storico-iconografico Celebrare il matrimonio. Altre conferme vengono dalla mostra aperta al Palazzo delle Stelline su La vita condivisa, presentata dalla curatrice Cecilia De Carli).

È così che ancora oggi riscoprire (e praticare) la dinamica antropologica della famiglia è non solo un compito auspicabile, ma una possibilità reale per “far maturare l’amore in tutta la sua bellezza: quindi per dare consistenza e significato alla stessa libertà” (Benedetto XVI, discorso di Verona, 2006).



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