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giovedì 21 giugno 2012
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Tra il XVII e XIX secolo l’Inghilterra promulgò gli Enclosure Acts con cui le terre per i pascoli del bestiame furono privatizzate (e recintate) per destinarle alla coltivazione intensiva. Fino allora quelle terre erano comuni e scarsamente utilizzate, non avendo proprietario se non in un senso puramente formale il sovrano; ma per questo accessibili gratuitamente a chiunque. I pastori, coltivatori, contadini, cacciatori inglesi che quindi fino a quel momento avevano utilizzato liberamente le terre comuni per la loro sussistenza, ne furono esclusi o limitati nell’accesso a seguito delle enclosures e dovettero trasferirsi con le loro famiglie dalle campagne nelle città.
Questa Grande Trasformazione, come la definì il socio-economista Karl Polanyi, determinò che mano d’opera a basso costo si concentrasse in luoghi come le città, precondizione per sfruttare al meglio la macchina a vapore di Watt e dare l’incipit alla rivoluzione industriale inglese. Negli stessi anni circa, un processo simile (con la promulgazione dell’Homestead Act) si verificò negli Usa a discapito degli indigeni americani.
La privatizzazione delle terre ha avuto il pregio di permettere un uso più intenso delle risorse e quindi favorire lo sviluppo economico dell’Occidente, al costo, però, di condizioni socio-igieniche indegne per gran parte della popolazione di lavoratori, e che solo dopo molti decenni (o secoli) hanno trovato una soluzione (almeno parziale) con la definizione di un diritto del lavoro e di un welfare state.
All’incirca nello stesso periodo, ma in un altro luogo del mondo, Törbel in Svizzera (Cantone Vallese), si assistette invece a una definizione sostanzialmente diversa del diritto sulle terre. La gestione di queste non fu assegnata né a un privato né a un ente statale, ma attribuita alla comunità di soggetti che la utilizzavano. Tale particolare definizione di istituzioni “collettive” si è mostrata stabile ed efficiente per secoli a Törbel, mostrando che può esistere una terza via (efficiente ed efficace) tra una gestione strettamente statale (come quella inglese prima degli enclosure) e una gestione strettamente privata (come quella inglese dopo degli enclosure) delle risorse. Questo rappresenta il grande contributo empirico e teorico che ci proviene dagli studi di Elinor Ostrom.
Purtroppo, Elinor Ostrom, prima donna (e al momento l’unica!) a vincere il premio Nobel per le Scienze economiche nel 2009, è morta lo scorso 12 giugno all’età di 78 anni a causa di un cancro. Nell’aprile del 2012 il Time l’aveva indicata come una delle 100 persone più influenti al mondo. Lavorava presso l’Università dell’Indiana e dirigeva con il marito il Centro di ricerca di studi e analisi politica «Vincent and Elinor Ostrom».
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