BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Rémi Brague e quella "domanda" che dal medioevo arriva fino a noi

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Si tratta, secondo Brague, di una forma di individualismo all’interno del quale l’uomo, quando ama la vita, ciò che ama è solo la propria vita e, non avendo fiducia nella bontà dell’essere, non è disposto a donarla. 

E, se da questo tipo di mentalità non sarebbero stati immuni nemmeno un Pascal e un Kierkegaard (non a caso formatisi nel contesto del giansenismo il primo e nel protestantesimo il secondo, comunque in un humus fortemente influenzato dal volontarismo luterano debitore in parte della visione scotista e occamista), la via per tornare alla metafisica passa, secondo Brague, attraverso Dostoevskij (1821-1881), Karl Jaspers (1883-1969), Günter Anders (1902-1992), Hans Jonas (1903-1993), Hannah Arendt (1906-1975), Emmanuel Lévinas (1905-1995). 

Alla metà del Novecento, uno dei filosofi che meglio hanno contribuito a far comprendere il legame tra la metafisica e l’esperienza umana, Gabriel Marcel (1889-1973), concludeva Il mistero dell’essere, sostenendo che l’opzione metafisica decisiva si dovesse porre sul terreno dell’immortalità. 

Credo non sia facile stabilire se questa frase significhi che la metafisica serva alla fede nell’immortalità o se, al contrario, senza la fede nell’immortalità, non c’è metafisica.

In ogni caso, se per immortalità si intende (anche) il desiderio umano di mettere al mondo dei figli che sopravvivano alla nostra morte, allora Brague concorderebbe nell’interpretare quella frase di Marcel nel primo dei due significati: senza metafisica non c’è fede nell’immortalità, anche perché (e questo è un altro dei punti del volume che meriterebbe di essere approfondito) «con la crescente capacità da parte degli uomini di scegliere di essere o di non essere, il bisogno di ragioni per scegliere l’essere diventa più pressante» (p. 99). 

Il riferimento è alle tecniche di fecondazione artificiale e Brague è convinto che, quand’anche si dovesse verificare una situazione nella quale bastasse premere un pulsante per produrre tutto l’umano, resterebbe comunque la questione metafisica fondamentale: «Alla fine, infatti, si dovrebbe premere quel pulsante? Sarebbe moralmente accettabile farlo?» (p. 77). 

Ma allora, se la metafisica è l’infrastruttura dell’umano, quali e quanti sono i luoghi dove (oltre alla ricerca e all’insegnamento accademici) può essere recuperata? E soprattutto: se è vero tutto questo, se cioè la metafisica è una componente fondamentale della vita e c’entra anche con la generazione umana, cosa sono davvero, in quest’ottica, la vita, la famiglia e i figli? In che senso aver pensato queste realtà ignorando l’infrastruttura metafisica dell’uomo può aver costituito un limite nella loro comprensione?



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.