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IL CASO/ Introvigne: fischi al Papa, applausi al Dalai Lama? Se i terremotati conoscessero il buddismo...

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Fischi al Papa e applausi scroscianti al Dalai Lama. E' quanto è successo al concerto per le vittime del terremoto dell'Emilia quando sono state citate le due visite quasi in contemporanea nelle zone del terremoto da parte del Dalai Lama e di Benedetto XVI. Che il buddismo e la figura del Dalai Lama godano di grandi favori nell'opinione pubblica occidentale è cosa conosciuta da tempo, almeno da quando star di Hollywood come Richard Gere o del calcio come Roberto Baggio si sono convertite a questa fede provocando un riflesso condizionato in molta gente. Uno dei massimi esperti di religioni, Massimo Introvigne, contattato da IlSussidiario.net sorride su tutto ciò: "Se i terremotati che applaudono il Dalai Lama conoscessero un po' di storia del buddismo forse si farebbero idee diverse". Scopriamo infatti che, a differenza di quanto viene sempre detto e scritto, il Dalai Lama non è il capo religioso del buddismo, ma solo di una corrente minoritaria, il buddismo tibetano, e che altre forme di buddismo come alcuni gruppi giapponesi lo considerano nemico del buddismo stesso. O che, quando ci fu nell'800 e all'inizio del 900 la prima scoperta di questa religione da parte degli europei, il buddismo tibetano veniva considerato con disprezzo, perché considerato impuro e poco fedele al vero buddismo. Certamente, aggiunge Introvigne, le enormi violazioni dei diritti umani da parte dei cinesi nei confronti del Tibet, di cui il Dalai Lama è anche capo politico, ce lo fanno guardare con simpatia. 

 

Come spieghiamo l'approvazione che gode il Dalai Lama in occidente, anche a discapito di una figura come il Papa?

 

Ci sono due problemi completamente distinti che vanno sempre messi a fuoco quando si parla del Dalai Lama e che, naturalmente, si intersecano tra di loro. Il primo è il numero strabiliante di ingiustizie e di violazioni dei diritti umani di cui, dagli anni 50 a oggi, la Cina si è resa protagonista nei confronti del Tibet e dei tibetani, e questo richiede effettivamente una riflessione.

 

Violazioni che peraltro in occidente vengono quasi sempre bellamente ignorate.

 

Infatti. Non basta applaudire il Dalai Lama ogni tanto per scaricarsi la coscienza, quando in concreto ci sono risoluzioni delle Nazioni Unite fin dagli anni 50 che sono rimaste lettera morta. In nessun modo la situazione dei diritti umani in Tibet si può dire sia migliorata anzi è peggiorata. L'occidente, Italia compresa e città di Milano compresa, si scaricano ogni tanto la coscienza invitando il Dalai Lama e onorandolo di applausi scroscianti, ma poi in concreto non si parla con la Cina l'unico linguaggio efficace, cioè quello della fermezza.

 

Significativo in questo senso è stato il recente episodio che ha visto la città di Milano rifiutare al Dalai Lama la cittadinanza onoraria per poi applaudirlo in consiglio comunale.

 

E' un episodio emblematico, così come tante mosse dell'amministrazione Obama. L'ultimo che parlò con fermezza ai cinesi, ottenendo qualche piccola concessione, fu George Bush e, peraltro, la linea Bush dimostra che se parliamo ai cinesi in modo fermo, sia per quanto riguarda il Tibet che per quanto riguarda i musulmani o la chiesa cattolica clandestina, non dobbiamo temere che in un pomeriggio i cinesi vendano tutti i buoni del tesoro e ci riducano peggio della Grecia. Questo non conviene neppure a loro.

 

Le sembra che anche l'Italia sia in questa posizione?

 

Per la verità né il governo Berlusconi né il ministro Terzi l'hanno mai sostenuta, l'Italia è in prima linea nella difesa dei diritti umani, Pisapia forse un po' meno. Tutto sommato nella nostra sinistra c'è un atteggiamento molto schizofrenico. Da una parte, anche perché è un testimone delle persecuzioni cinesi, si applaude il Dalai Lama, ma dall'altra, di fronte a ogni tipo di imposizione o di ricatto cinese, ci si mette subito sull'attenti in nome del commercio e del fatto che la Cina detiene una parte del nostro debito pubblico.

 

Il secondo punto invece qual è?



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