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ARTE/ Quell'incontro "incompiuto" tra Pasolini e Testori

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Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Prendete la relazione con Roma, la vita delle borgate, la riflessione sul linguaggio (molto suggestiva l’installazione che ripercorre la storia della nostra letteratura), l’innamoramento verso Franco Citti e poi verso Ninetto Davoli. Ma anche il rapporto con Laura Betti, “luna protoromantica”, alla quale dedica un Bozzettone su tavola, memoria di una cena. A Roma “se magna”, anche nella sua riproduzione, nella sua raffigurazione.

Prendete il rapporto col maestro Roberto Longhi, disegnato e ridisegnato da Pasolini con tecniche diverse e in modo ossessivo. Dipingere, disegnare è far vivere, è come chiamare per nome, perché vuol dire far esistere qualcuno. Come accorgersi, approfondire che l’altro, infinitamente, c’è. Rendersi conto che esiste e che rappresenta un dono.

Il bow window finale della bellissima e lombarda casa di Novate è invaso da due grandi documenti: l’articolo di Giovanni Testori sulla morte violenta di PPP scritto per l’Espresso. E un vecchio documentario Rai in cui PPP spiega Sabaudia. Di come l’Italia sia ormai deturpata dal nuovo Fascismo dell’omologazione consumistica, molto più di quanto non sia riuscito a fare il gruppo dirigente criminale del Fascismo storico, che alla fine era impotente.

Al piano superiore i film (Decameron, Canterbury, Mille e una notte, Salò). Manca il Vangelo secondo Matteo. Manca nella sua fotografia masaccesca e nella sua splendente attualità. Un buon motivo per tornare a parlare presto di PPP e di Testori. E della loro incrollabile fede in Gesù Cristo e nella bellezza della vita. 



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