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LUIGI PIRANDELLO/ Anche Google celebra il grande "cercatore" dell'io

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Luigi Pirandello  Luigi Pirandello

L’umorismo prende in considerazione tutti i fattori del reale, coglie i limiti delle situazioni e delle persone. Confronta tutto il reale con l’ideale e, pur avvertendo il limite della realtà, continua ad amarla.  L’umorista, a detta di Pirandello, vede «il mondo, se non proprio nudo, in camicia: in camicia il re». Proprio questa profonda intelligenza del reale che coglie la frantumazione dell’io si può aprire alla domanda di Qualcuno che risani la ferita dell’uomo. 

Nella vastissima produzione pirandelliana non compare solo la pars destruens, ovvero la frammentazione dell’io, il relativismo gnoseologico, l’inettitudine umana, l’incapacità a comunicare. Considerevole, anche se molto trascurata dalla critica, è anche la pars construens in cui l’autore riflette sulla speranza dell’uomo. Non è, qui, la sede per approfondire questo aspetto. Per ora ci limitiamo a sottolineare che il nostro io assopito, addormentato, dimentico di sé nelle fatiche della quotidianità ha bisogno che accada qualcosa di imprevisto per riprendere a vivere, come Belluca ne Il treno ha fischiato. Anche Ciàula, un altro personaggio di una novella pirandelliana, fa la stessa scoperta sull’evidenza e sulla bellezza della realtà. Costretto a lavorare in miniera per tante e tante ore, fin da piccolo ha provato paura per il buio della notte. La scoperta della Luna è la rivelazione di una presenza che è più grande di noi e che esiste a prescindere dalla nostra consapevolezza. Si può vivere senza cogliere la bellezza che ci circonda, senza palpitare di meraviglia. Ora Ciàula si rende conto che nessuna fatica, nessun limite, nessuna circostanza ci definiscono e ci schiacciano. Quando si è pieni di stupore, anche la fatica non si sente più. 

L’uomo contemporaneo, ne è ben cosciente Pirandello, ha bisogno di riscoprire il proprio padre. Ne I sei personaggi in cerca di autore il drammaturgo mette a tema una delle perdite più drammatiche dell’epoca odierna. Dando una sua personale interpretazione all’opera teatrale, Testori arriva ad affermare che l’autore di cui i personaggi sono alla ricerca è Dio, cancellato dalla cultura odierna. L’anatema che grava sull’uomo contemporaneo è pesante. L’umanità senza padre, senza maestro, senza Dio perde la sua identità e smarrisce la strada. Rischia, così, l’autodistruzione.

Cristo/carità è la Presenza che sa ridare un’unità alla persona umana frantumata, scissa, presa da molteplici interessi. Lo ha testimoniato Pirandello in un testo teatrale sconosciuto ai più, Lazzaro, e nell’intervista a Carlo Cavicchioli del 1936: «Nel Lazzaro do la risposta fondamentale del mio teatro: Cristo è carità, amore. Solo dall’amore che comprende, e sa tenere il giusto mezzo tra ordine e anarchia, fra forma e vita, è risolto il conflitto».


(Giovanni Fighera) 



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