BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIBATTITO/ Magatti: il nostro benessere? E' morto di infarto

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Tutt’altro. La stagione che viviamo è l’ultimo esito di un percorso secolare fatto di luci ed ombre, ma la libertà ha ancora molte tappe da scrivere. D’altra parte solo la libertà può consegnarci ad una stagione nuova, dove potrà declinare se stessa in maniera, speriamo, umanamente più ricca di come è stato negli ultimi 30 anni.

La crisi del tecno-nichilismo che lei denuncia nel suo libro trascina con sé anche il capitalismo, il benessere, lo sviluppo?

No, se di quella crisi saremo capaci di dare una interpretazione storica, se cioè capiremo che cosa è realmente avvenuto. La stagione che si conclude sotto i nostri occhi, segnata da quella che chiamo «esperienza di massa della libertà», ha significato per il 90 per cento della popolazione dell’occidente l’accesso al benessere materiale, alla democrazia politica e a un pluralismo culturale mai visti nella storia. Ma l’uomo, ecco il punto, si porta sempre dentro grandi ambivalenze. Così, la pretesa di un io che, grazie alla tecnica, si pensa onnipotente ha rovinato tutto o quasi. Abbiamo pensato di poter escludere la domanda di senso dell’uomo, culminante nella religione, prima dalla sfera individuale, e poi dalla sfera pubblica, provocando la reazione uguale e contraria dei fondamentalismi che si sono manifestati in questi 20-30 anni. L’esito paradossale è che con la caduta del senso le società mature e benestanti non hanno più saputo cosa fare di quella libertà che hanno conquistato in mezzo secolo di storia.

Nella parabola del tecno-nichilismo lei distingue il desiderio dal bisogno. Qual è la differenza tra i due?

Il bisogno trova soddisfazione in un bene finito, il desiderio invece ha una estensione infinita, parla di qualcosa che in qualche modo è irraggiungibile, e come tale ha una capacità di evocazione infinitamente superiore rispetto al bisogno. Il trucco del capitalismo tecno-nichilista è quello di oggettivare in continuazione il desiderio, mettendogli davanti un bene o una singola esperienza e donandogli così l’illusione dell’appagamento. La sfida è riaprire l’orizzonte del desiderio, liberandolo dalle strettoie materialiste in cui viene attualmente soffocato.

Oggi la crescita è un mantra. Crescere è essere competitivi?

No, per come io vedo le cose. Negli ultimi 30 anni abbiamo avuto una stagione storica straordinaria in cui tutto sembrava destinato a espandersi per definizione − la finanza, i mercati, i redditi, la libertà. Una cosa assolutamente positiva, con l’unico, piccolo dettaglio di essere insostenibile. Una crescita materiale che si pensa come infinita fa «saltare» la domanda di senso, l’amicizia dell’altro, il rispetto del creato. Non intendo ovviamente farmi sostenitore di un discorso della decrescita. Occorre crescere, ma in modo nuovo, facendo tesoro della lezione.

In che modo?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >