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SVISTE/ Barcellona: caro Prof, chi sono quei giovani che hai tanto a cuore?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Cosa prova un bambino quando riesce a sollevarsi sul busto e riesce ad afferrare uno degli oggetti che si trovano sparsi sul tavolo, e perché tutti gli oggetti che afferra cerca di portarli in bocca? E infatti nel gioco della bocca e delle mani viene scoprendo la realtà del mondo esterno. E che significa quella particolare forma di comunicazione fra madre e figlio che si chiama "lallazione" dalla quale germineranno le parole che permettono di dare i nomi alle cose? Che significano i disegni dei bambini quando prima di frequentare la scuola scarabocchiano draghi e fate meravigliose sui fogli di carta che si trovano davanti? E perchè mai i bambini apprendono prima dei discorsi sensati e logicamente ineccepibili la capacità di produrre filastrocche poetiche e associazioni incredibili tra le stelle del cielo e le luci della città?

Il problema della gioventù non può essere ridotto politicamente ad una questione di rinnovamento anagrafico delle candidature o di rottamazione dei dinosauri che popolano i nostri talk show. La retorica sui giovani di cui la politica sta cercando di impadronirsi per i propri fini di conservazione non mette a tema la questione della gioventù mentale come una dimensione che caratterizza la propensione di un intero popolo a sfidare le emergenze che si trova di fronte con atteggiamento creativo e con coraggio propositivo. Un popolo che invecchia è ossessionato dalla morte, dal declino e dall'insensatezza del vivere; un popolo giovane è capace di provare continuamente lo stupore che ci offre lo spettacolo della vita ad ogni alba di un nuovo giorno. La virtù della giovinezza è l'enorme sviluppo della capacità immaginativa e non è certamente un patetico ricordo richiamare alla mente che lo slogan dei grandi movimenti degli anni '70 è stato appunto "l'immaginazione al potere". Quando queste parole risuonarono nel maggio francese, suscitate dalla rivista Socialismo e barbarie (diretta da Claude Lefort e Cornelius Catoriadis), dettero il senso ad un'intera generazione e ad un'epoca nella quale l'umanità sembrava superare definitivamente i lutti e i disastri della seconda guerra mondiale: Krusciov, battendo la scarpa sul tavolo dell'ONU sembrava aprire le porte all'umanizzazione del cupo mondo sovietico; John Fitzgerald Kennedy dava all'intero popolo americano il senso di una nuova frontiera da raggiungere;  Giovanni XXIII, invitando a portare a tutti i bambini la carezza del papa, apriva il cuore allo spazio della tenerezza e dell'amicizia. È stata quell'epoca un ritorno di fiamma dello spirito creativo dell'Europa e dell'Occidente che riusciva ad indicare a tutti gli abitanti del pianeta una strada per liberarsi dall'angoscia quotidiana.

La gioventù non è appunto un dato anagrafico perché è essenzialmente una dimensione dello spirito del tempo. Non è un'astrazione statistica ma un contenuto concreto dei modi di vivere. Ogni irrigidimento burocratico, ogni corporativismo autoreferenziale, ogni riduzione della politica a contabilità nazionale, ogni progetto educativo che si ponga soltanto l'obiettivo di trasmettere tecniche e competenze sono la negazione dello spirito della gioventù di un popolo. Il conformismo dei linguaggi, la reiterazione di stereotipi astratti, la riproposizione di personaggi consunti da una lunga permanenza in ruoli predefiniti sono il contrario di una vera apertura alla comprensione autentica della questione giovanile.



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