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SVISTE/ Barcellona: caro Prof, chi sono quei giovani che hai tanto a cuore?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Il presidente Monti, evidentemente travolto da un improvviso bisogno di entrare in contatto con la realtà del Paese, ha annunciato solennemente che il governo sta preparando un piano di otto miliardi di investimento per favorire l'occupazione giovanile. Si tratta certamente di un segno importante che, confrontato con l'agenda delle priorità di Confindustria, introduce un elemento di "autonomia" rispetto alle logiche mercantili e finanziarie che hanno sin qui ispirato la maggior parte delle azioni di governo. Ma, come San Tommaso, finché non vedo i primi segni realizzazione, resto ancora diffidente rispetto all'effettiva attuazione di questi obiettivi relativi al mondo giovanile.

Il clima in cui è intervenuto l'annuncio di Monti non lascia sperare in verità che le nostre classi dirigenti e il nostro sistema politico siano sul punto di dare un seguito reale alla svolta politico-culturale che il Paese richiede. Sul piano delle chiacchiere, infatti, non c'è esponente di partito o uomo politico che partecipando ad un talk show non affermi solennemente che ormai è giunto il tempo di aprire le porte ai giovani e alle donne come forze motrici di cambiamento. È infatti molto sospetto che la nuova ventata giovanilista si è espressa con le parole e con i volti dei soliti professionisti della politica che non sembrano intenzionati a mollare nessuno spicchio del potere che detengono.

Quanto siano superficiali e banali le dichiarazioni dei vari esponenti dell'establishment politico e intellettuale è agevole da  capire non appena se ne colga la stucchevole stereotipia e genericità. Chi sono i giovani a cui bisognerebbe affidare il futuro della nazione? Da dove vengono e verso dove vogliono andare? In che cosa consiste la "questione giovanile" di cui tanto si parla?

La gioventù non è un puro dato anagrafico né il meccanico riferimento ad una stagione della vita che tutti abbiamo attraversato. La gioventù è una dimensione spirituale e culturale che attraversa la storia di ogni popolo. Ci sono infatti innanzitutto popoli vecchi che non riescono più a esprimere alcuna creatività artistico-filosofica, e che appaiono saturati nelle loro aspettative in uno stadio quasi vegetativo di pura sopravvivenza, e ci sono popoli giovani, invece, che sentono la spinta energetica della vita che scorre nei loro corpi e nel loro sangue come un vero e proprio motore di ricerca per oltrepassare i confini del già pensato e del già detto. Molti poeti, artisti e psicologi hanno insistito sulla necessità di mantenere in vita anche dentro lo spirito degli adulti quel germe di creatività e invenzione che Giovanni Pascoli ingenuamente aveva cercato di esprimere con la poetica del "fanciullino". E anche nel Vangelo di Cristo si legge che se gli uomini adulti non sapranno essere come i bambini non riusciranno a capire i segreti di una nuova visione del Regno di Dio.

Il problema vero, infatti, non è quello di fare la corsa a candidare ragazze e giovanotti nelle liste delle prossime elezioni ma di ritrovare dentro se stessi l'ardore giovanile che permette di affrontare i rischi e le sofferenze della vita con lo spirito di un'avventura che promette nuovi orizzonti di senso. Per capire cos'è lo spirito di giovinezza bisogna ritrovare in se stessi il bambino che siamo stati, riuscire a provare stupore per ogni momento di conquista del mondo esterno. 



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