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SVISTE/ Barcellona: caro Prof, chi sono quei giovani che hai tanto a cuore?

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

La questione giovanile impone una cultura collettiva della progettazione e della trasformazione di tutte le istituzioni e di tutti gli strumenti di valutazione che sono ancorati a vecchi paradigmi. Sono continui, e per fortuna in aumento, i casi di giovani che senza alcuna protezione parentale e senza corsi di studi regolari sono riusciti ad affermare le proprie capacità inventive. Ho letto di recente su un giornale che uno dei più grandi disegnatori del mondo non ha mai frequentato una scuola e si è formato una grande cultura dell'uomo da autodidatta. Porre al centro la questione giovanile significa modificare radicalmente i meccanismi di valutazione delle attitudini e delle potenzialità dei giovani che si muovono all'interno delle varie pieghe della società.

Allo stesso modo la questione della presenza femminile nella società non può essere affrontata con la logica della rivendicazione di potere e con la predeterminazione delle quote. Per ogni Marcegaglia che compare in televisione ci sono migliaia di donne che contribuiscono in forza delle loro stesse vocazioni profonde a rendere più accettabile il mondo, prendendosi istintivamente cura di altri esseri umani, curando bambini e assistendo anziani.

In una società di egoismi sfrenati e di individualismo assoluto, la presenza femminile non è un problema di poteri ma di profonda trasformazione delle culture attraverso cui si forma l'identità di un popolo. Non intendo fare riferimento a vocazioni naturali, legate alla differenza sessuale, ma al dato storico-sociale che il ruolo delle donne nella costruzione della nostra forma di società è stato ed è ancora determinante. La donna sperimenta nelle sue viscere la contestualità dell'Io e del Tu, e si viene strutturando nella sua identità particolare attraverso una specifica attitudine relazionale che l'uomo non possiede naturalmente e che non acquisisce neppure culturalmente. Fornari, in modo certo schematico, accennava al codice fraterno della fratellanza come in contrasto col codice paterno della competizione. Certo, sotto ogni profilo il discorso del capitalista è riconducibile alla figura maschile e al significante paterno (al di là di quello che si pensi di Lacan), mentre il discorso della solidarietà e della condivisione è certamente più sviluppato nella sensibilità della donna (non ovviamente nel senso tradizionale di custode del focolare domestico). 

Proporre dunque un cambiamento di rotta nella nostra vita collettiva, affidato ad una nuova rappresentazione della questione femminile e della questione giovanile, può essere un'intuizione geniale se non viene proposta, come attualmente accade, da rappresentati politici di forze oramai nettamente fuori dal ciclo vitale e preoccupate soltanto di conservare il proprio ruolo ad ogni costo.



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