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ARTE/ Renoir e quell'amore per la musica finito nei pennelli

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Renoir, Bal au Molin de la Galette (1876; immagine d'archivo)  Renoir, Bal au Molin de la Galette (1876; immagine d'archivo)

Del teatro, infatti, stando alla testimonianza del figlio Jean, noto regista cinematografico e autore della biografia Renoir mio padre (1962), al pittore interessa soprattutto la dimensione sociale: “Il lato ‘festa’ era per lui assai importante. Noi andiamo a teatro per seguire un intreccio, o l’esposizione di determinati caratteri, cose di cui mio padre si disinteressava completamente. Andava a teatro come si va a passeggiare in campagna la domenica, per godersi l’aria buona, il profumo dei fiori, e soprattutto la gioia degli altri. E aveva il dono di concentrarsi su una sola impressione, in mezzo a dieci impressioni differenti”. 

Si capisce, quindi, come la musica sia stata per Renoir una delle migliori scorciatoie per portare in superficie quelle emozioni e quei sentimenti che la vita di tutti i giorni spesso tiene in gabbia. Un chiaro esempio viene dalla contagiosa allegria del Moulin de la Galette, con la quale riesce a celebrare in modo indimenticabile un momento di festa che ancora oggi, a più di cent’anni dall’esecuzione del dipinto, non sembra volersi fermare. In quel chiasso, in quel miscuglio di musica e frastuono, c’è tutto l’amore di Renoir per la bellezza, un amore che l’artista si impegna a consolidare giorno per giorno. Non è un caso che, fino agli ultimi momenti della sua vita, anziché lamentarsi per i molti dolori e piangersi addosso, Renoir continuerà instancabilmente a dipingere, lasciandosi sedurre dalla gioia di vivere, nella consapevolezza, confidata a Matisse, che “la sofferenza passa, ma la bellezza resta”.



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