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DIBATTITO/ Moriremo in una Italia moralista?

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Una parte dei nostri problemi sociali non sarebbe forse risolta se ci fossero in giro a tutti i livelli più persone così?

Il problema è che l’uomo di coscienza non è frutto né del caso né della decisione. C’è bisogno di una tradizione culturale e di una comunità educativa all’interno delle quali la vita degli uomini di coscienza (le autorità morali che sono ancora tra noi) possa trasmettersi alle giovani generazioni esplicitamente e implicitamente, come per osmosi. 

In definitiva c’è solo un modo per ripensare le condizioni di possibilità di un’etica pubblica. Lo ha formulato in modo magistrale un grande filosofo scozzese più di trent’anni fa. La citazione è un po’ lunga, ma vale la spesa di attenzione: “Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica [la fine dell’impero romano] si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito invece che si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità. [...] Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. [...] Questa volta, però, i barbari non aspettano di là dalle frontiere: ci hanno già governato per parecchio tempo. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro S. Benedetto, senza dubbio molto diverso” (A. MacIntyre).

 



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COMMENTI
06/06/2012 - Morale regole e san benedetti (Alberto Consorteria)

Vero: le istituzioni morali non son fatte da buone regole, ma da buone persone. E tra filosofi e scienziati politici nessuno lo ammette, ma così è. Il problema è che per come è costituita la vita pubblica contemporanea si vuole disincentivare chi fa bene. In poche parole, viviamo in un set di regole e strutture (morali e giuridiche) volte a uccidere ogni qualsivoglia Benedetto si presenti alla porta.

 
06/06/2012 - quale Italia? (francesco taddei)

Più che rifondare l'etica pubblica c'è bisogno di rifondare l'Italia. Tra padania, indipendentisti, sudisti, sudtirolesi antiitaliani e quant'altro, siamo sicuri che il popolo italiano esisterà ancora?