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LETTURE/ "E adesso cosa faccio?" Quando i genitori non capiscono i figli

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Il volume di Ballerini ci ricorda che la vera domanda è sempre questione di un pensiero in rapporto con il reale e il desiderio. Il nocciolo del libro è un pressante invito a stimare il pensiero del bambino, del ragazzo. Se il genitore (o il docente o qualsiasi altro adulto) non vede nel bambino la competenza di pensare in proprio, il suo “adesso cosa faccio” si trasforma in una sequenza di atti finalizzati, per esempio, a riempire il bambino di spiegazioni o indicazioni o comandi con un fine totalizzante; a dire tutto, anche ciò che è inopportuno perché non richiesto, dimenticando che il rapporto genitori-figli poggia su un implicito evidente: ”Tu ci sei; io ci sono. Insieme ne abbiamo un reciproco beneficio”. 

Perché si tende a soffocare simile evidenza?

Ballerini non ha dubbi: «Ci frega sempre il “bambino ideale”. Se c’è una cosa davvero intollerabile per i bambini è il fatto che il loro pensiero non venga stimato, che venga disprezzato. Ciò accade in particolare quando li costringiamo a confrontarsi con il “bambino ideale”, [ …] quello che a scuola va sempre bene, che capisce subito le cose che deve studiare, che fa goal alla partita, che arriva primo alla gara di atletica, che è simpatico e trascina gli altri» (p.35).

Il segreto sta nel guardare al bambino reale, senza dare nulla per scontato ovvero senza ridurre il bambino (l’etimologia di “scontare” rimanda al “ridurre”). È osservarlo «dal vero», in azione, con «apertura, docilità e abbandono», direbbe Jean Guitton. Solo così un genitore prende atto che effettivamente il bambino è «un altro soggetto da scoprire e assecondare nelle sue inclinazioni e gusti»; «è colui che pensa e pensa bene. Ossia pensa alla sua soddisfazione, anzi pensa la sua soddisfazione» (p. 18).

Anche su questo punto l’autore ci conduce ad andare oltre il pensiero comune e a certi dogmi della psicologia ricordando che «la centralità nell’educazione non risiede affatto nell’asse madre-bambino o padre-bambino, sta invece nel rapporto tra quell’uomo e quella donna, che prima di essere padre e madre sono due soggetti distinti, anche sessualmente. Il bambino è infatti rapporto con un rapporto. Prima vengono quei due, poi arriva lui: sia temporalmente nel divenire storico sia nella percezione di sé» (p. 125). 

Osservando il passaggio (“mutazione”) dal bambino al ragazzo, che rende quest’ultimo “quasi irriconoscibile agli occhi di molti genitori”, Ballerini ci invita a rispondere a “Che cosa sta succedendo”. Su questo tema il libro ha delle pagine stupende. Qui mi limito ad annotare che per il nostro autore lo scarto, che osserviamo fra bambini (elementari) e ragazzi (medie), non è un dato di natura, ma una profonda trasformazione: «Ciò che è accaduto è che da bambini sani che erano li abbiamo resi simili a noi, li abbiamo omologati al pensiero di un adulto patologico» ( p. 59). Sono dunque gli adulti la causa della perdita del punto di partenza che Ballerini definisce sano, anzi maturo («i bambini partono maturi» p. 29)? 

 



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COMMENTI
01/07/2012 - Da regalare (Giuseppe Crippa)

Se questo libro mantiene quanto Mazzeo promette, e non c’è ragione di dubitarne, credo debba essere convintamente regalato ai genitori di figli piccoli (e meno piccoli) non solo per togliere spazio nella loro libreria ai manuali alla dottor Spock che purtroppo tuttora imperversano…