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IDEE/ Il "falso" problema dei cattolici

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La provocazione di Galli della Loggia sull’attuale “irrilevanza” politica dei cattolici è interessante, perché costringe anche i cattolici a guardare alle spalle della prassi politica (partitica), per interrogarsi sulla capacità di dire una parola nella “costruzione di una cultura civica”, rispetto alla quale il mondo cattolico ha risorse tradizionali tutt’ora vive e vaste. Non è un’irrilevanza politico-partitica che viene imputata, ma “prima di tutto d’opinione, di idee”. Si potrebbe sintetizzare: è un’impotenza a tradurre una grande multiforme esperienza in una cultura vicina alla prassi politica. Due tipi di reazione mi hanno interessato e colpito nell’ampio dibattito che è in corso. Qualcuno si è sentito infastidito (Roccella) dalla lezione del professore, che sembra ignorare la lotta sui temi della vita e il suo significato di cultura politica illuminata da un’idea antropologica, nevralgica nell’attuale contesto socio-culturale. Una lotta in cui c’è una lettura culturale del nostro tempo e una prassi politico-istituzionale conseguente, organizzate intorno al fortino dei princìpi non negoziabili. Qualcun altro (Borghesi), invece, vede la debolezza della presenza politica dei cattolici conseguente alla scelta del Progetto culturale della Cei - dopo il congedo (1995) dell’idea di impegno unitario dei cattolici in politica –, nella quale è proposta una cultura prepolitica che solo astrattamente ed elitariamente è in grado di recuperare un nesso con la politica. Dunque per gli uni una cultura politica  c’è ed è concentrata sui temi biopolici e incentrata sui princìpi non negoziabili; per altri  non c’è una cultura politica (sufficiente) per la astrattezza dei riferimenti culturali e per la mancanza di nesso vivo con le realtà sociali (anzitutto quelle cattoliche stesse). 

Quello che mi colpisce è il fatto che non ci si soffermi per nulla su un interrogativo che traduca il sospetto che ciò che sta alla base del problema è sì un’irrilevanza, ma quella odierna della politica stessa. Detto sgarbatamente: quanti vengono ritenuti oggi rilevanti, stanno facendo politica o qualcos’altro? L’irrilevanza politica dei cattolici – a me sembra – consegue al vivere (troppo) di riflesso dell’attuale irreperibilità della politica. Il mondo cattolico avverte confusamente la difficoltà, ma vi risponde cercando di portare il contributo di una diversa sensibilità sociale e morale, come se il politico tradizionalmente inteso fosse in ultimo un ambito aproblematico, da riempire di contenuti più adeguati e da trattare con valori e stili più autentici. Invece, lo spazio politico tradizionale non esiste più e la politica va completamente ridefinita. Forse il primo impegno culturale andrebbe posto proprio qui, per evitare di continuare a collocare iniziative politiche entro un luogo immaginario, che poi i fatti si incaricano di smentire, accertandone l’irrilevanza. Che cosa sia politica reale oggi è l’interrogativo da porsi, alla ricerca di una risposta che non è certo a portata di mano. 

Un elemento di fondo, su cui lavorare, potrebbe essere questo: la politica, come agire istituzionalizzato per un bene comune identificato, è stritolata da una contraddizione storica che sta scuotendo il mondo; una contraddizione tra due macrofattori, l’uno di natura strutturale e l’altro di natura culturale (contrasto già interessante!): nel momento storico in cui si realizza una inedita globalizzazione strutturale (economica e comunicativa), si registra una crisi di universalità culturale e morale senza precedenti; questo significa che la politica subisce una compressione e una contrazione formidabili a favore della sua più spietata contraffazione, la tecnocrazia (la vera e efficiente antipolitica). 



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