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STREGA/ Gli "Inseparabili" di Piperno? Solo cinismo e nessuna bellezza

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Alessandro Piperno, Premio Strega, beve dalla famosa bottiglia (InfoPhoto)  Alessandro Piperno, Premio Strega, beve dalla famosa bottiglia (InfoPhoto)

Ma è anche vero che la grande arte sa rendere conto non solo della mediocrità e della bassezza dell’uomo, ma anche dell’ideale e dei valori a cui la persona aspira. Qui, invece, questo non accade. L’aspirazione all’amore, al bello, al vero, al buono, al giusto è un tratto del tutto assente. Invece, la normalità a cui si adeguano i personaggi del libro è fatta di tradimenti, di invidie, di menzogne, di abnorme e disinibita presenza del sesso, fatto con chiunque e in ogni modo. Personalmente, sono stanco di vedere rappresentata nei romanzi di oggi questa realtà come se fosse l’unica possibilità a cui l’uomo possa guardare. Credo anche che tante pagine dedicate alla masturbazione, al sesso orale e ad altro ancora possa catturare un certo tipo di pubblico, ma nuoccia alla qualità artistica del romanzo. 

Evidentemente tanti critici e lettori trovano ormai normale che un romanzo si soffermi e racconti questi atti che non sono così necessari alla vicenda. Non è una questione di moralismo, ma di decenza, di buon gusto, di bellezza che sono deturpati dall’oscenità sbandierata e compiaciuta. Sentiamo direttamente Piperno in questo passaggio: «Aveva assistito con un certo fastidio, venato di preoccupazione, alla progressiva degenerazione dei costumi di Gaia, che aveva raggiunto il suo acme nella sfida da lei lanciata alla sua room-mate australiana a chi un sabato sera sarebbe riuscita a fare più […] al maggior numero di uomini». Di queste situazioni è pieno il libro che può, su questo campo, quasi competere con l’ultimo Fabio Volo di Le prime luci del mattino. 

 

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